La vittoria nella sprint dei Campionati Italiani Estivi in Val Martello ha confermato i progressi del giovane valtellinese, che guarda alla nuova stagione con ambizioni crescenti. Dalla ricerca della costanza al sogno olimpico per il 2030, Compagnoni racconta il proprio percorso di crescita e la voglia di misurarsi con i migliori.
Vincere un titolo italiano davanti a un atleta del calibro di Lukas Hofer non è soltanto una soddisfazione, ma anche un’importante iniezione di fiducia in vista dell’inverno. Per Davide Compagnoni, il successo nella sprint dei Campionati Italiani Estivi in Val Martello ha rappresentato una conferma dei progressi compiuti durante la preparazione e della possibilità di avvicinarsi sempre più ai livelli dei migliori interpreti del biathlon azzurro.
Il giovane valtellinese del Cs Carabinieri, impegnato con la Squadra B italiana, sta costruendo il proprio percorso attraverso il lavoro quotidiano, la ricerca di una maggiore continuità e la consapevolezza di avere ancora ampi margini di crescita. Lo abbiamo intervistato per ripercorrere le tappe della sua crescita, analizzare il lavoro svolto durante l’estate e conoscere i sogni che accompagnano il suo cammino.
Davide, partiamo dalla vittoria ai Campionati Italiani Estivi in Val Martello. Che significato ha conquistare il titolo nella sprint davanti a un atleta esperto come Lukas Hofer?
«Per me è stata una bella conferma del lavoro fatto durante l’estate, un periodo nel quale mi sono allenato veramente bene e ho compiuto grandi progressi, soprattutto dal punto di vista fisico. Nella sprint in Val Martello il fattore decisivo è stato sicuramente il tiro. Vincere davanti a Luki, che ha un palmarès davvero importante, mi ha fatto capire che, quando sono in ottime condizioni di forma, non sono così distante nemmeno dagli atleti di Coppa del Mondo».
Negli ultimi anni hai compiuto diversi passi avanti, passando dalle categorie giovanili al confronto con atleti affermati. In quale aspetto senti di essere cresciuto maggiormente?
«Penso di essere cresciuto sia come atleta sia come persona da quando sono entrato in squadra. All’inizio ero ancora acerbo, soprattutto dal punto di vista fisico: ero un atleta ancora da costruire. Con il tempo ho iniziato a capire meglio di cosa avessi bisogno per migliorare e mi sono dedicato al 100% allo sport, aumentando anche il lavoro in allenamento.
Il titolo italiano mi ha dato fiducia nel percorso fatto finora, ma allo stesso tempo bisogna prenderlo con le pinze, perché si trattava di una gara estiva e le competizioni che contano davvero sono quelle invernali. Lo considero soprattutto un passaggio positivo all’interno di una preparazione che sta andando bene».

La crescita di Compagnoni passa anche dalla capacità di gestire i carichi di lavoro e di affinare il proprio rendimento nelle due componenti fondamentali del biathlon: lo sci di fondo e il tiro.
Come si è sviluppata la tua preparazione estiva e su quali aspetti avete lavorato maggiormente con lo staff tecnico?
«Dopo la stagione precedente, durante la quale avevo sostenuto un carico di lavoro decisamente superiore rispetto all’anno prima, quest’estate abbiamo deciso di stabilizzare un po’ i carichi. Devo dire che la preparazione è andata perfettamente.
Per quanto riguarda il tiro, mi sono concentrato molto sulla velocità, cercando di trovare il giusto ritmo tra precisione e rapidità».
Dove senti di avere ancora i maggiori margini di miglioramento?
«Sicuramente in entrambe le componenti, perché i margini di miglioramento sono infiniti e non esistono veri limiti. So di poter raggiungere un livello molto alto sia sugli sci sia al poligono quando sono al massimo della condizione, ma vorrei riuscire a essere molto più costante.
Nel tiro la testa gioca un ruolo fondamentale e sparare sotto pressione è uno degli aspetti sui quali sto lavorando. Per quanto riguarda la parte organica, invece, il duro lavoro sta dando e continuerà a dare i suoi frutti».
In questa fase di avvicinamento all’inverno, la Squadra B azzurra è impegnata nel raduno di Oberhof, in Germania, dove la possibilità di allenarsi sulla neve all’interno del tunnel permette agli atleti di ritrovare progressivamente il proprio mezzo specifico.
Quanto è importante questa opportunità in vista della stagione invernale? E come stai vivendo questa fase della preparazione?
«Penso sia fantastico ed estremamente utile in questo periodo di avvicinamento all’inverno, perché lo sci di fondo è veramente diverso dallo skiroll. Questo è il momento giusto per mettere un po’ di chilometri nelle gambe utilizzando il nostro mezzo specifico.
Attualmente sto attraversando un periodo un po’ particolare, perché nell’ultimo mese mi sono ammalato due volte. Purtroppo non sono riuscito ad allenarmi al meglio e ho impiegato parecchio tempo per ritrovare buone sensazioni, anche durante le sedute a bassa intensità.
Adesso le cose stanno andando meglio e ho appena ripreso anche con i lavori più intensi. Sicuramente ci vorranno ancora alcune settimane per tornare al top, ma anche questi momenti difficili fanno parte della carriera di un atleta. Continuo a lavorare in vista dell’inizio della stagione».

Dopo i progressi evidenziati durante l’estate, Compagnoni guarda alla prossima stagione con obiettivi concreti e una precisa idea del percorso da seguire.
Quali sono i tuoi traguardi per il prossimo inverno?
«Il mio obiettivo principale è entrare nei primi dieci in IBU Cup e successivamente riuscire a farlo con costanza. Se poi avrò il livello per fare bene anche in Coppa del Mondo, esordire nel circuito sarebbe una bella soddisfazione».
Dietro gli obiettivi di un atleta ci sono spesso una passione nata molto presto e un ambiente capace di accompagnarne la crescita. Nel caso di Compagnoni, tutto è iniziato da bambino, quando le gare di biathlon venivano simulate in giardino con una carabina di legno costruita da lui.
Quanto è cambiato il tuo modo di vivere questo sport da allora? E quanto ha influito la crescita in un territorio come la Valtellina?
«Il mio modo di vivere il biathlon è cambiato parecchio, perché oggi è tutto molto più realistico. Ripensare a quei momenti, quando diventare un biathleta professionista era soltanto un sogno, mi fa capire che vale davvero la pena continuare a credere nei miei obiettivi e nei sogni che verranno.
Secondo me la Valtellina è il posto perfetto per crescere come atleta, non soltanto perché offre luoghi spettacolari e buone strutture per allenarsi, ma soprattutto perché c’è sempre un gruppo di ragazzi con cui condividere il lavoro quotidiano.
Da quando eravamo piccoli, nello Sci Club Alta Valtellina, fino a oggi, siamo diventati un bel gruppo di amici fondisti e biathleti che si allenano spesso insieme. Senza tutto questo sarebbe molto più difficile».
Un contesto che ha accompagnato la sua evoluzione, trasformando una passione infantile in un progetto sportivo sempre più concreto, sostenuto anche dalla condivisione quotidiana con altri atleti.
Se il presente è fatto di allenamenti, ricerca della continuità e obiettivi da raggiungere in IBU Cup, lo sguardo di Compagnoni è già rivolto anche al futuro. I prossimi anni potrebbero rappresentare un periodo decisivo per la sua crescita, con un traguardo che ogni atleta sogna di raggiungere.
Qual è il tuo obiettivo più importante per i prossimi anni?
«Il mio obiettivo più grande nei prossimi quattro anni è raggiungere un livello che mi permetta di ottenere buoni risultati in Coppa del Mondo e partecipare alle Olimpiadi del 2030. Sicuramente il sogno più grande sarebbe salire sul podio in queste competizioni».
Dalla vittoria in Val Martello alla prospettiva olimpica, il cammino è ancora lungo e richiederà lavoro, pazienza e continuità. Ma per Davide Compagnoni il punto di partenza è chiaro: continuare a crescere, consolidare quanto di buono mostrato finora e trasformare, passo dopo passo, le ambizioni in risultati.





