Edoardo Mezzaro: “Vittozzi può fare ancora grandi cose, ma vivendo tutto con maggior leggerezza”
Allenatore e uomo stimato da tutto l’ambiente, Edoardo Mezzaro è sempre stato lontano dai riflettori, lavorando tanto coi giovani, dall’ASIVA alla nazionale giovanile azzurra. Nel 2022 il passaggio in Squadra A, dove aveva affiancato Jonne Kähkönen come allenatore di tiro della nazionale femminile, contribuendo dietro le quinte al recupero di Lisa Vittozzi e all’oro mondiale in staffetta a Oberhof, anche se non era sul posto perché durante l’inverno era chiamato a seguire l’IBU Cup. Dopo un piccolo passo indietro, al termine della stagione 2023/24, quando aveva deciso di ripartire dalla squadra della sua Valle d’Aosta, Mezzaro non aveva saputo dire di no quando gli era stato chiesto di guidare Lisa Vittozzi in una sorta di team privato, formato per consentire alla sappadina di rientrare al meglio dopo l’anno di stop.
Una stagione da sogno, con la campionessa azzurra che oltre a ritornare ad alto livello, è poi riuscita a vincere il primo storico oro dell’Italia alle Olimpiadi. Oggi, Mezzaro non guida più soltanto la leader del movimento azzurro, ma una squadra A che comprende atlete che, dopo il ritiro di Wierer, sono chiamate a fare il salto di qualità per consentire alla nazionale azzurra femminile di essere competitiva anche nelle gare a squadre.
«L’opportunità si è palesata nel finale di stagione, quando abbiamo iniziamo a valutare quali avrebbero potuto essere gli scenari per la stagione successiva – ha raccontato l’allenatore valdostano a Biathlon Azzurro – dopo un primo approccio del nostro dt Klaus Höllrigl, abbiamo valutato assieme se fossi la figura adatta a questo ruolo. Ho chiesto tempo per fare alcune valutazioni e ho capito che fosse la scelta giusta da fare. Anche perché abbiamo trovato subito tanti punti d’incontro e abbiamo costruito assieme l’idea su cui basare il lavoro».
Al suo fianco è arrivato un allenatore dalla Norvegia e di esperienza come Egil Gjelland.
«Anche l’individuazione della figura di Egil è stata frutto di un percorso lungo e oculato, perché io e Klaus concordavamo sul fatto che servisse una figura con determinate caratteristiche: una persona di esperienza e carattere forte per poter gestire squadre di un certo livello. Alla fine dovevamo ripartire da un gruppo che, pur conoscendosi, doveva affrontare un nuovo scenario, senza dimenticare il rientro in squadra di Lisa (Vittozzi). Con Egil l’approccio è stato molto positivo, ho trovato in lui un allenatore di grande esperienza che dall’altra parte, però, non vuole imporsi a tutti i costi. Lui ha portato una ventata di idee nuove che possono essere quel qualcosa in più che cercavamo. Mi sto trovando benissimo con lui, sembra proprio la persona giusta».
Come vi siete divisi il lavoro?
«Egil segue principalmente la parte atletica ed io il tiro. Lui è il responsabile della squadra, io cerco di supportarlo per quanto riguarda l’inserimento nel sistema italiano che ancora non conosce benissimo. La nostra intenzione è di collaborare il più possibile e da parte mia di supportarlo se vuole introdurre delle novità per quanto riguarda il lavoro sul lato organico. Inoltre, da parte mia c’è una grande apertura al confronto anche sul tiro, perché sono ben contento se posso attingere dalla sua esperienza».

Lisa Vittozzi è tornata a lavorare con il resto della squadra. Com’è stato il suo approccio?
«Lei ha avuto un percorso un po’ particolare negli ultimi anni. Ovviamente, sapevamo che questo rientro da un certo punto di vista poteva essere delicato, come è normale che fosse dopo un anno di stop e un altro di allenamenti solitari, nel quale per forza di cose aveva dovuto destrutturare il modo di allenarsi e vivere l’allenamento. Devo dire che, per il momento, l’intero gruppo risposto bene. Sembra siamo riusciti a trovare un buon equilibrio. Tutte stanno cercando di collaborare il più possibile perché questo equilibrio di squadra funzioni. Era uno dei miei obiettivi. Da una parte Lisa può fissare standard alti di allenamento e aiutare tanto le compagne, che possono confrontarsi con un’atleta di altissimo livello, ben sapendo che se ci si avvicina a lei, si ha garanzia di andare nella direzione giusta. Dall’altra parte Lisa può sfruttare il fatto di avere compagnia in allenamento, che in certi momenti lo scorso anno era mancata, ma anche il fatto che ogni ragazza ha degli elementi in cui eccelle, portando benefici anche a lei»
Vittozzi è una delle migliori tiratrici del circuito. In questo ambito su cosa può ancora migliorare?
«Nella passata stagione si è delineato un quadro chiaro. Lisa è stata molto efficace al tiro in determinati contesti, lasciando per strada qualche errorino di troppo soprattutto a inizio stagione. Difficile trovare ambiti di miglioramento quando quel tiro li è efficiente al cento per cento, quindi l’obiettivo è renderlo tale durante tutta la stagione in modo costante. È quella la sfida che ci siamo imposti. Dall’altra parte, l’obiettivo è vivere con leggerezza questo percorso: cercare di andare a valutare il pelo nell’uovo per raggiungere il livello massimo, ma viverlo con la massima leggerezza. Lei ha raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissata, ma ha ancora la possibilità di fare cose importanti. Senza alcun peso, ma cercando di godersi questo percorso evitando stress particolari. Per il resto, ha già chiuso il cerchio».
A che punto è il resto del gruppo?
«Le ragazze si sono ambientate bene nel nuovo sistema di allenamento. Non era scontato. Egil ha portato soprattutto un loro maggiore coinvolgimento nella programmazione. Lui mette le atlete in primo piano e le responsabilizza, un coinvolgimento che non siamo abituatissimi a vedere dalle nostre parti. Da noi solitamente l’allenatore definisce un piano e cerca di mettere l’atleta nella condizione di avere già tutto organizzato e pronto. All’inizio temevo che le atlete potessero trovarsi spaesate nell’avere questa opportunità di contribuire alla pianificazione dell’allenamento, Invece, sono riuscite a immagazzinare presto questa filosofia.
Siamo abbastanza contenti della direzione in cui stiamo andando. Ai Campionati Italiani Estivi abbiamo visto delle cose positive. Tutte le atlete hanno fatto almeno una gara di buon livello sia al tiro che sugli skiroll. Ovviamente ci sono delle cose su cui lavorare. Al tiro soprattutto, visto che abbiamo lavorato tanto sul tiro a terra e cambiato qualcosa, ma dobbiamo dare loro il tempo per adattarsi al nuovo sistema. Anche sulla posizione abbiamo portato qualcosa di nuovo. Vedo da parte loro un riscontro positivo. Sono fiducioso».

Anche Passler è una tiratrice precisa e veloce. Che tipo di lavoro si fa con un’atleta come lei? Si cerca di metterla fuori dalla comfort zone?
«Non questa estate, perché Rebby ha apportato alcuni cambiamenti. Con lei abbiamo testato due tipi di canne diverse ed ora abbiamo messo assieme le idee. Quindi non si è mai trovata nella sua comfort zone, dovendole dare tempo di reagire e assimilare questi cambiamenti».
E le altre?
«Vedo che gli elementi di base li hanno tutte e possono avere un tiro di alto livello. A volte, manca loro il mettere assieme le cose. Forse con Hannah (Auchentaller) e Martina (Trabucchi) si vede meglio questa tendenza, perché alternano periodi in cui sparano molto bene ad altri con bassi più marcati. Abbiamo analizzato attentamente le varie situazioni, cercando di capire da dove derivino i down. Michela (Carrara) è un discorso a parte, si sa che se mette assieme i pezzi ha delle prestazioni di alto livello, che possono valere posti alti in classifica. Sappiamo che questi alti al tiro sono ancora troppo rari. La sua non è una questione di costanza, ma riuscire a trovare questi alti più spesso. Anche parlando con Egil, lui è convinto che tutte hanno le possibilità di mettere assieme i pezzi. Dobbiamo stare attenti nella gestione dei due aspetti del biathlon, fondo e tiro, perché le due cose vanno a pari passo.
Come?
«Anche nel corso della preparazione, vediamo che quando un’atleta ha difficoltà nella parte organica, perde lucidità al tiro. Dobbiamo capire come gestire questi periodi, aggiustando il programma di tiro a seconda di come le vediamo, calibrando bene gli allenamenti per non far entrare degli automatismi pericolosi».
