Dal burnout del biathlon al podio del Tour de France: il successo di Florian Lipowitz
Al Tour de France 2025 è nata una stella: Florian Lipowitz del Team Red Bull – BORA – hansgrohe è stato il miglior giovane della Grande Boucle ed è salito sul podio finale con Pogačar e Vingegaard.
A soli 24 anni, Florian Lipowitz sta facendo parlare di sé al Tour de France 2025. In maglia Red Bull – BORA – hansgrohe, l’ex biatleta ha conquistato la maglia bianca nella 14ª tappa e non l’ha più lasciata. Grazie alle ottime prestazioni sui Pirenei e una condotta di gara intelligente, Lipowitz si è dimostrato uno dei corridori di punta della corsa a tappe più importante al mondo tanto da essere definito da Tadej Pogačar come un “ragazzo in gamba”.
Il viaggio di Lipowitz verso la Red Bull – BORA – hansgrohe e i vertici del ciclismo mondiale è una delle più grandi storie di “e se” che tu possa mai leggere.
“Ambizione e determinazione”, dice, sono le due caratteristiche che lo hanno definito fin da adolescente. Lui e suo fratello maggiore Philipp (ora nella squadra B della Germania del biathlon) hanno mosso i primi passi sugli sci insieme, ma è stato Flo a insistere per trasferirsi allo Schigymnasium Stams in Austria all’età di 13 anni per allenarsi a livello professionale. “Volevo davvero andare in un posto che mi permettesse di stare il più possibile sulla neve e di allenarmi seriamente. Mio fratello si è unito a noi” racconta.
Ha dato tutto se stesso al biathlon finché le sue ginocchia non hanno ceduto. Per tenersi in forma durante la riabilitazione, iniziò ad andare in bicicletta. All’epoca si trattava solo di un allenamento, non di un piano B. “La diagnosi decretata dai medici era Osgood-Schlatter” spiega Lipowitz. “Per fortuna il ciclismo era più facile per le ossa e i legamenti”.
La goccia che fece traboccare il vaso per la sua carriera nel biathlon fu un incidente di surf in vacanza. Una lacerazione del legamento crociato anteriore a Fuerteventura lo costrinse alla riabilitazione e quando passò alla bicicletta non si guardò più indietro.
Le sue prestazioni sui Pirenei (3°, 4° e 4° posto) hanno fatto girare la testa, ma tutto questo sarebbe successo senza l’infortunio o l’incontro decisivo con Ralph Denk, a capo della formazione Red Bull – BORA – hansgrohe? “Probabilmente no, sarei entrato nell’azienda di famiglia. Mio padre si occupa di sistemi di sicurezza” racconta Lipowitz.
Invece, ha pedalato per oltre 100 km dal suo collegio di Stams all’ufficio di Denk – e ritorno – solo per avanzare la sua proposta. “Ha pedalato fino a qui per il colloquio. Ho capito subito che questo ragazzo faceva sul serio” ricorda Denk. “Alla fine, gli ho chiesto come sarebbe tornato al collegio in quella fredda sera d’inverno. Ha sorriso ed è salito sulla bicicletta”.
L’età rappresentava un altro ostacolo: a 20 anni era già troppo grande per la squadra di sviluppo U19 Grenke – Auto Eder, ma Denk gli ha trovato un posto nel Team Tirol KTM Cycling, ponendo le basi per un nuovo percorso tra i professionisti.
Dopo due anni nel circuito UCI Continental, “Lipo”, come ama farsi chiamare, è entrato a far parte del roster del WorldTour nel 2023. Il suo background di resistenza nello sci nordico si è rivelato una base importante.
In sella alla sua Specialized S-Works SL8, ha dimostrato una cadenza fluida, un motore con un alto numero di giri e un cambio di ritmo rilevante, ottenendo vittorie di tappa al Czech Tour e al Sibiu Cycling Tour.
La sua grande svolta è avvenuta al Critérium du Dauphiné, dove ha staccato Remco Evenepoel di 1’45” in una tappa di montagna. Il quotidiano francese di ciclismo L’Équipe lo ha soprannominato “il tedesco dal grande motore”.
A seconda della stagione, Lipo si allena 20-24 ore a settimana: “Per lo più svolgo lavoro di fondo, sessioni lunghe e non troppo intense” confida. Nel Regno Unito, ha affinato la sua posizione aerodinamica all’interno del Catesby Tunnel, lungo 2,7 km, un tempo utilizzato dai treni e ora paradiso delle cronometro.
È mentalmente disciplinato quando serve. Sia che si tratti di pedalare in solitaria in una cronometro o di attaccare una salita ripida: “Riesco a gestire le mie emozioni in gara. Non controllo molto il mio ciclocomputer. Non importa se dice 400 o 430 watt: ascolto il mio istinto e sto con i migliori”.
Flo Lipowitz si è presentato al Tour come debuttante e corridore di supporto per Primož Roglič, ma con attacchi audaci e gambe fresche – soprattutto nel tratto tra Auch e Hautacam – ha riscritto le aspettative e le gerarchie nel team, assumendo i gradi di capitano del team. A Parigi è salito sul podio finale al fianco delle leggende Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard.
Al termine di una brutale tripletta sui Pirenei è salito al terzo posto in classifica generale, conquistando il suo primo podio in un Grande Giro dopo l’incoraggiante top ten (7°) alla Vuelta del 2024.
Nemmeno la caduta della tappa 17 lo ha rallentato, tanto che a Parigi è stato festeggiato come il primo corridore tedesco sul podio del Tour da Andreas Klöden nel 2006.

