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Hannah Auchentaller: “Sono pronta, è il momento di far vedere cosa so fare”

Le aspettative per Hannah Auchentaller nella stagione 2024/2025 sono elevate. Dopo aver mostrato progressi costanti negli anni precedenti, l’azzurra classe 2001 del CS Carabinieri è considerata una delle atlete più promettenti del panorama italiano. Durante la preparazione estiva e negli ultimi test sulle nevi di Vuokatti e della Val Martello ha confermato sicurezza e determinazione, dimostrando di essere pronta e motivata a lasciare il segno nella prossima stagione di Coppa del Mondo.

Come sono andati test disputati a Vuokatti e in Val Martello, ti hanno dato la giusta carica e fiducia per il via della stagione?

“Direi che, tutto sommato, la preparazione per la stagione è andata come ci aspettavamo. Non ci sono stati imprevisti, qualche infortunio e situazioni insolite, quindi posso considerarmi molto fortunata sotto questo punto di vista. Per il resto, abbiamo fatto tutto il necessario: siamo preparate e sono super pronta e motivata a partire per la stagione”.

“La preparazione l’abbiamo vissuta molto bene, con tanta tranquillità, molta concentrazione sul lavoro quando c’era bisogno di focalizzarsi. All’interno degli allenamenti c’è stato spazio anche per qualche scherzo, per un po’ di risate, cosa che penso soprattutto in una stagione così delicata come quest’anno sicuramente è stato un punto fondamentale. Per quanto riguarda la squadra, è stato bello allenarsi con ragazze che ogni giorno sanno che hanno un livello simile al tuo e quindi ti svegli e sai che è una piccola battaglia ogni giorno. È una cosa che ti aiuta a motivarti, tiene alta la concentrazione e fa sì che tutto il gruppo migliora”.

La scorsa stagione era iniziata nel migliore dei modi, con un ottimo mese di dicembre che ti ha portato a conquistare la top ten nella sprint di Annecy e ad essere protagonista in una nevosa mass. Da gennaio essendoti ammalata è stato difficile mantenere il livello e la condizione in vista di Anterselva, dei Mondiali e del trimestre successivo. Come valuti la tua scorsa stagione?

“Sicuramente il fatto che mi sono ammalata prima del secondo trimestre non è stato ottimale, anche perché quando ti ammali poi a livello di condizione ti trascini il malessere per un mese se non di più. È stato un po’ il momento sbagliato per ammalarsi, però d’altronde uno fa tutto quello che può per evitarlo, quindi ci vuole anche un po’ di fortuna. Speriamo in bene per quest’anno e per quanto riguarda la mia forma sono molto consapevole di ciò che posso fare, di ciò che sono capace di fare e spero di farlo vedere e di esprimermi al meglio anche in gara in modo tale da poter far vedere anche agli altri cosa so fare”.

Le percentuali ci dicono che nella scorsa stagione hai trovato ottime percentuali nel tiro in piedi, simili a quelle a terra, con un solido 85% complessivo (86% terra, 85%), dove senti di poter ancora crescere? 

“L’obiettivo per questa stagione è ripartire da dove ho lasciato l’anno scorso a dicembre, prima della pausa natalizia, quindi ci siamo focalizzati su quell’obiettivo lì, abbiamo cercato di ottimizzare il lavoro per poter raggiungere quei livelli, più o meno è restata quella la preparazione anche perché si lavora in cicli da quattro anni, quindi non è che l’anno prima degli olimpiadi vai a cambiare chissà che cosa, spero di potermi agganciare dove ho lasciato a dicembre e poi si vedrà”.

Sei andata anche vicina ad essere nominata sportiva altoatesina dell’anno, seconda alle spalle della slittinista Evelin Lanthaler. Senti questo affetto da parte del pubblico nei tuoi confronti e come lo gestisci?

“Sono una che si concentra abbastanza sul suo lavoro, nel senso che comunque è l’unica cosa che posso gestire e che sta nel mio controllo e cerco fare il mio, farlo fatto bene e poi i risultati arrivano grazie al lavoro svolto. Mi ha fatto molto piacere essere stata nominata per quel premio e vedere che comunque c’è tanta gente che ci tiene, che ci segue e insomma è una motivazione in più, perché vuol dire che il biathlon è uno sport seguito e fa piacere che non siamo più atleti di uno sport sottovalutato”.