Dominik Windisch, dall’oro di Ostersund al ruolo di ambassador del CIO
Tre medaglie olimpiche, proprio come la sua conterranea più celebre, Dorothea Wierer. Un titolo mondiale conquistato nella tempesta di Ostersund 2019. Dominik Windisch ha salutato il biathlon a soli 32 anni, ma senza rimpianti: la sua carriera gli ha regalato successi pesanti, soprattutto in staffetta, oltre a un oro iridato e un bronzo olimpico individuali.
Oggi vive ad Anterselva, che sarà uno dei cuori pulsanti del biathlon ai Giochi di Milano-Cortina, e guarda al futuro da una nuova prospettiva. È infatti entrato nel mondo politico-sportivo del CIO come ambassador della campagna “Believe in Sport”, dedicata alla lotta contro la manipolazione dei risultati. Proprio durante Milano-Cortina si confronterà con atleti e staff su un tema sempre più cruciale per la credibilità dello sport. Dominik Windisch è stato recentemente intervistato da Alessandro Trebbi per Quotidiano Sportivo
Windisch, ci racconta un po’ di questo suo nuovo ruolo?
“‘Believe in Sports’ è una sorta di programma di formazione per gli atleti, per capire cos’è la manipolazione dello sport: ci sono atleti che ad esempio nelle qualificazioni vanno meno forte apposta, per entrare nelle batterie più deboli, oppure che scommettono sui propri risultati. Vogliamo informare ma anche far capire a chi gareggia che si possono denunciare queste condotte di gara, con report anonimi. Siamo un team di 12 ex atleti misti tra sport invernali e sport estivi. Io sono inviato alle Olimpiadi Invernali in un programma di quattro anni che prevede una presenza costante del team a ogni evento”.
Passiamo al Windisch atleta. Qual è la gara che ricorda con maggiore piacere?
“Una è difficile da scegliere. Il bronzo olimpico individuale nella sprint di Pyeongchang 2018 è stata una delle gare più belle che ho fatto, la medaglia era tutta mia. Ma anche le gare in staffetta mista in cui ho vinto tante medaglie sono state belle (2 bronzi olimpici, ndr): condividere il successo ha sempre un sapore tutto suo. Poi la gara più speciale per me è stata senza dubbio quella dell’oro ai Mondiali di Ostersund dove ho girato la classifica all’ultimo poligono, un momento davvero unico”.
Era un uomo da gare secche, Olimpiadi, Mondiali: è così?
“Non sono mai stato un tiratore e per questo non ero mai costante in Coppa del Mondo dove ci sono alti e bassi. Alle gare importanti arrivavo sempre preparato e quelli sono eventi in cui c’è più pressione, a volte i grandi sbagliano mentre io tiravo spesso fuori il meglio di me”.
Lei ha vissuto i Mondiali in casa, che esperienza sono stata?
Come mai si è ritirato così giovane?
“Un po’ sentivo già durante la stagione che ogni tanto le motivazioni non erano più così alte. Ho tenuto duro perché il 2022 era un anno olimpico. Ho deciso dopo i Giochi, dove sono arrivato quinto: ho smesso avendo dato tutto, da fuori sembrava che fossi sempre più motivato ma ero sempre più convinto di smettere”.
Che impianto è l’Arena Alto Adige di Anterselva?
“Soprattutto adesso che è stato ristrutturato è uno degli stadi del biathlon più moderni al mondo. In un futuro ci sarà dentro un poligono sotterraneo, ci sono i tapis roulant per allenarsi sugli skiroll. È uno degli impianti che offre di più in termini di spettacolo e di preparazione, con dietro un’organizzazione perfetta”.
Val Pusteria, Alto Adige: come sono le sue montagne?
“Non si possono perdere i classici, il Lago di Braies, le Tre Cime di Lavaredo, anche il Lago di Anterselva, tutti luoghi conosciutissimi anche grazie ai social. Ma sono stupendi anche posti molto meno conosciuti. Ci sono tanti laghi o tante montagne belle dove camminare e fare escursioni lunghe. Il bello della Val Pusteria è che verso nord ci sono le montagne alpine e verso sud le Dolomiti e quindi la roccia, due tipi di ambiente molto diversi. Un posto speciale? L’Armentarola verso il passo Valparola, che è come l’Alpe di Siusi a livello di paesaggio, ma molto meno conosciuto”.
Foto: Deubert IBU

