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Bergamo a Cinque Cerchi: Angelo Carrara, dal fondo al biathlon

“Buon sangue non mente”. Nel caso di Angelo Carrara, non è soltanto un proverbio, ma il filo rosso che attraversa un’intera storia sportiva, fatta di neve, famiglia e scelte decisive.

Angelino, come lo chiamano da sempre parenti e amici, nasce e cresce in una famiglia in cui lo sci di fondo è parte del quotidiano. Lo zio Gianni Carrara, olimpionico a Cortina 1956, rappresenta il primo punto di riferimento e il modello da seguire. È sulle nevi di Serina che Angelo muove i primi passi, accompagnato proprio dal parente, affinando tecnica, resistenza e soprattutto la capacità di stringere i denti nei momenti difficili.

Il talento emerge presto. Nel 1970, a Schilpario, Carrara conquista il titolo italiano Aspiranti, confermandosi come uno dei giovani più interessanti del panorama nazionale. Sono anni in cui il confine tra sci di fondo e biathlon è ancora sottile, e a osservare con attenzione c’è Battista Mismetti, direttore tecnico della Nazionale italiana di biathlon, sempre vigile sui ragazzi della zona.

Angelino compie la sua scelta: lascia il fondo e si dedica allo “scia e spara”. Una decisione che apre una nuova fase della carriera e che porta risultati immediati. Ai Campionati Italiani Juniores del 1974 conquista l’oro sia nella 10 km sia nella 15 km grosso calibro. L’anno successivo si ripete nella gara più lunga e aggiunge l’argento in staffetta assoluta 3×7,5 km con la Forestale, entrando definitivamente nel radar della Nazionale.

Nel 1976 arriva anche la vittoria nella gara a squadre tricolore, ma quando il percorso sembra pronto a decollare, una brutta malattia lo costringe a fermarsi. Carrara perde il posto in Nazionale e deve ripartire dal contesto italiano, ricostruendo passo dopo passo la propria credibilità sportiva.

La risposta è ancora una volta sul campo. Nel 1977 è terzo in staffetta ai Campionati Italiani, nel 1978 secondo, e nel 1979 torna sul gradino più alto del podio. Nello stesso anno conquista anche il bronzo nella 20 km piccolo calibro, in una gara vinta dal conterraneo Arduino Tiraboschi. È il segnale definitivo: Angelo Carrara è pronto per tornare nel giro azzurro.

Il momento è quello giusto, perché all’orizzonte ci sono le Olimpiadi Invernali di Lake Placid 1980. Carrara viene convocato e schierato nella 20 km individuale, insieme a Tiraboschi, in una gara profondamente condizionata dal vento laterale. Il campione del mondo Klaus Siebert e il norvegese Odd Lirhus sbagliano subito al primo poligono, mentre davanti si accende il duello tra il sovietico Anatoly Alyabyev e il tedesco dell’Est Frank Ullrich.

Carrara fatica sugli sci e paga due penalità, scivolando oltre la trentesima posizione. Non sbaglia al secondo poligono e recupera qualcosa, ma il ritmo non gli consente una vera rimonta. Davanti, Alyabyev è impeccabile e vince l’oro davanti a Ullrich e a Eberhard Rösch, mentre il migliore degli italiani è Tiraboschi, decimo. Carrara chiude ventunesimo, con un solo errore all’ultimo poligono, ma distante dai migliori.

La carriera agonistica prosegue ancora per qualche stagione. Tra il 1981 e il 1983 arrivano tre piazze d’onore in staffetta ai Campionati Italiani con la Forestale, oltre a una partecipazione ai Mondiali di Lahti, chiusi in 57ª posizione. Nel 1984, ormai fuori dal giro della Nazionale, conquista l’ultimo podio tricolore con il bronzo nella 20 km piccolo calibro, che segna la fine dell’attività agonistica.

Ma non del suo contributo al biathlon. Angelo Carrara intraprende la strada dell’allenatore al poligono di Serina, diventando in seguito tecnico della Nazionale Juniores e collaboratore della Nazionale A. Un passaggio naturale per chi, prima ancora che atleta, è sempre stato uomo di neve, bersagli e trasmissione di valori.

Fonte: Terzo Tempo Sport Magazine
Articolo originale: “Bergamo a Cinque Cerchi: Angelo Carrara e la trasformazione da fondista a biatleta”

A cura di Marco Cangelli

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