fbpx

Giochi Olimpici, Milano Cortina: le dichiarazioni degli azzurri dopo la staffetta maschile

Ad Anterselva, nella staffetta olimpica 4×7.5 km dei Giochi di Milano Cortina 2026, l’Italia chiude lontana dalle posizioni che contano, in una gara complicata fin dalla prima frazione e ulteriormente resa insidiosa da condizioni meteo variabili e materiali non all’altezza dei migliori. In Mixed Zone, gli azzurri analizzano con lucidità e rammarico una giornata storta, tra imprevisti, autocritica e la volontà di reagire subito in vista della Mass Start.

Braunhofer: tra imprevisti e interrogativi

È un Patrick Braunhofer amareggiato quello che si presenta ai microfoni dopo aver lanciato la staffetta con oltre un minuto di ritardo dalla vetta. L’altoatesino racconta di essersi svegliato con il naso chiuso già la mattina precedente, tanto da cambiare stanza per evitare di contagiare Tommaso Giacomel, ma esclude che il raffreddore abbia inciso in modo determinante sulla prestazione.

In gara, invece, un episodio sfortunato nel bosco – un contatto con un atleta tedesco che gli ha spezzato un bastone – gli ha fatto perdere secondi preziosi, impedendogli di rientrare subito sul gruppo. Al poligono ha faticato a chiudere le serie, mentre nell’ultimo giro le energie sono venute meno all’improvviso. «Il problema è che non mi sentivo così male», ha spiegato, ammettendo di non riuscire a spiegarsi fino in fondo una prova così opaca. Ora servirà un confronto con tecnici e skimen per capire cosa non abbia funzionato. «Mi dispiace per la staffetta: partire già così dietro rende tutto più difficile».

Hofer: delusione, ma con la lucidità del veterano

La 14ª posizione finale lascia frustrazione anche a Lukas Hofer, consapevole del valore simbolico della staffetta, gara che misura la forza collettiva di una squadra. L’analisi, però, è rimandata a mente fredda: «Sarà da valutare con calma, quando sarà passata l’adrenalina».

Hofer richiama la natura imprevedibile delle gare outdoor: errori al tiro, materiali, condizioni meteo, sono tutte variabili che possono cambiare il volto di una competizione. «Ci si prova sempre fino alla fine – ribadisce – a volte va bene, altre no».

Lo sguardo è già rivolto alla Mass Start, la sua gara: «Voglio godermela e dare il massimo. La partenza in linea ha caratteristiche particolari e, con le previsioni che ho visto, potrebbe uscire una gara interessante».

Ad Anterselva in questi giorni c’è anche Dominik Windisch, campione del mondo 2019 nella mass start e compagno di Hofer in due podi olimpici. Ma l’altoatesino smorza paragoni: «Non sono Windisch e non ho avuto la sua fortuna. Bisogna prepararla bene, poi si vedrà».

Romanin: il sogno olimpico e la forza di crederci

Per Nicola Romanin, al debutto in una staffetta olimpica, c’è l’orgoglio di aver realizzato un sogno, nonostante il risultato lontano dalle aspettative. «La staffetta è la gara più bella del biathlon – spiega – perché unisce quattro personalità che danno tutto per la propria nazione».

In una giornata dal tifo assordante – «in salita non si sentiva nemmeno il proprio respiro» – il fornese ha scelto un approccio pragmatico: disputare la frazione come fosse una sprint, concentrandosi sul proprio ritmo e sulla qualità al tiro. Anche fuori dalla lotta per le medaglie, l’obiettivo resta crescere e sfruttare ogni occasione. «Nel biathlon non è mai finita, davanti può succedere di tutto».

Per il 31enne dell’Esercito non è ancora tempo di bilanci: grazie alle buone prove individuali, sarà al via della sua prima Mass Start a 30 proprio alle Olimpiadi, dopo aver disputato solo mass start a 60 in IBU Cup. «Prima devo recuperare: questi 7,5 km mi hanno stancato più delle altre gare. Poi curerò i dettagli. Sarà un’emozione enorme, a 31 anni e ai Giochi».

Giacomel: proteggere la squadra, guardare avanti

Tommaso Giacomel è entrato in gara quando la staffetta azzurra era ormai fuori dai giochi. In una giornata in cui gli sci non hanno garantito la competitività necessaria, il trentino ha scelto di fare quadrato attorno alla squadra, a partire dagli skimen.

«Ho pensato soprattutto a non farmi doppiare e a sparare bene nella prima serie a terra», ha spiegato. Poi la difesa dello staff tecnico: «Per loro è stata una giornata terribile. So quanto lavorano e quanto sia complesso il loro mestiere. Tante volte ci hanno dato materiali eccellenti, oggi hanno sbagliato come può capitare a tutti».

Giacomel invita a non banalizzare la preparazione degli sci, processo tecnico delicatissimo e influenzato da molteplici fattori. E guarda già alla Mass Start: «Avrei preferito avere riferimenti in pista, partire così dietro è deprimente. Ma fisicamente sto bene. Ci tengo tantissimo, verrà tanta gente e spero di fare una bella gara. Sono in buone condizioni e tranquillo».

Archiviare in fretta, dunque, e ripartire. Ad Anterselva resta ancora un’ultima occasione per cambiare il volto di questi Giochi al maschile.

Foto: Pentaphoto