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Giacomel, tra incubo e rinascita: «Ho capito che la salute vale più di ogni gara»

Una stagione da sogno spezzata all’improvviso, tra ambizioni iridate, il dolore per la perdita di un amico e una corsa contro il tempo per tornare a sentirsi sé stesso. In una lunga intervista rilasciata all’IBU, Tommaso Giacomel è tornato a parlare dei mesi più difficili della sua carriera, dal problema cardiaco che lo ha costretto a fermarsi nel pieno della lotta alla Coppa del Mondo fino al graduale ritorno agli allenamenti.

L’azzurro ha raccontato di essere rientrato al lavoro con cautela dopo l’intervento dello scorso 24 febbraio, ma con sensazioni positive: «Pensavo di tornare ad allenarmi prima, però tra impegni e recupero ho iniziato davvero bene solo a metà aprile. Nelle ultime settimane ho inserito lavori intensi e tutto ha risposto bene». Una ripartenza che gli permette di guardare con fiducia alla prossima stagione: «Credo che quest’estate potrò allenarmi normalmente, come tutti gli altri anni».

Il momento più duro, però, è arrivato quando ha compreso che la sua stagione era davvero finita. Le immagini di Giacomel seduto a bordo pista dopo il ritiro nella mass start olimpica di Anterselva avevano fatto il giro del mondo, ma il peggio doveva ancora arrivare. «Quel periodo è stato un incubo. Continuavo a sperare di poter tornare a lottare per la Coppa del Mondo. Poi, in sala operatoria, quando il medico mi ha detto che avevano trovato il problema e che lo avrebbero eliminato, ho capito che era davvero finita».

L’intervento è durato appena 25 minuti ed è riuscito perfettamente. Durante la procedura, Giacomel ha persino seguito sul monitor il lavoro dei medici mentre individuavano l’area responsabile della fibrillazione cardiaca. «Il battito passava da 50 a oltre 230 pulsazioni. Sentivo il petto esplodere. È stato lì che mi hanno detto di aver trovato il problema».

Più complicato ancora è stato l’aspetto mentale. «Faticavo ad accettare quello che era successo. Io praticamente non salto mai una gara e all’improvviso mi ritrovavo in un letto d’ospedale a guardarle in TV». Fondamentale, in quel periodo, il sostegno della famiglia e della compagna: «Mi hanno aiutato a capire che la salute conta molto più delle gare».

Un inverno segnato anche dal dolore per la scomparsa di Sivert Guttorm Bakken, amico stretto dell’azzurro: «Facevamo parte della vita l’uno dell’altro quasi ogni giorno. Quello che è successo a me non è nulla rispetto alla perdita di Sivert».

Nel percorso di recupero emotivo ha avuto un ruolo importante anche il ritorno alle finali di Coppa del Mondo di Oslo, questa volta da spettatore: «Mi ha fatto bene. La gente mi aveva visto lasciare Anterselva in ambulanza e ritrovarmi lì, di nuovo insieme ai miei compagni e agli allenatori, è stato molto bello».

Archiviata la lunga pressione legata ai Giochi di Milano Cortina 2026, Giacomel guarda ora avanti senza cambiare prospettiva. Già prima delle Olimpiadi aveva spiegato di considerare la Coppa del Mondo generale un obiettivo ancora più importante dell’oro olimpico, e la sua idea non è cambiata: «Sono quasi contento che tutto il percorso verso le Olimpiadi in casa sia concluso. Gareggiare in Italia o altrove non cambia molto per me. Alla lunga era diventato stancante rispondere sempre alle stesse domande».

Foto: Federico Angiolini