Nuova energia, nuove idee: l’Italia femminile apre un nuovo capitolo
Ad Anterselva, sotto gli anelli olimpici che appena sei mesi fa hanno celebrato i campioni di Milano Cortina 2026, il silenzio è quasi surreale.
L’Ibu ha raggiunto le azzurre una mattina di agosto e sul poligono ci sono soltanto quattro atlete e due allenatori. Ma bastano pochi minuti perché quel silenzio lasci spazio ai colpi dei fucili, alle voci e alle risate di un gruppo che sta iniziando a costruire qualcosa di nuovo.
In prima linea c’è Lisa Vittozzi, tornata a lavorare insieme alla squadra azzurra dopo una stagione di preparazione individuale. Accanto a lei ci sono Hannah Auchentaller, Rebecca Passler e Martina Trabucchi, mentre dalla zona del poligono osservano il nuovo responsabile tecnico Egil Gjelland ed Edoardo Mezzaro.
Il programma della giornata è tutt’altro che leggero: corsa in salita e sessioni di tiro si alternano in un allenamento intenso, reso ancora più impegnativo dalle temperature elevate.
Eppure l’atmosfera è quella di un gruppo sereno, affiatato e soprattutto motivato.
Durante una delle pause è proprio Lisa a distribuire caramelle alle compagne, agli allenatori e persino a chi sta seguendo il gruppo da vicino. Un piccolo episodio che racconta bene il clima che si respira in questa nuova Italia.
Un nuovo inizio
La stagione estiva è entrata nel vivo e, per la squadra femminile, il 2026/27 rappresenta un vero punto di ripartenza.
«L’estate è andata molto bene finora», racconta Hannah Auchentaller una volta rientrata al maso che ospita abitualmente la squadra ad Anterselva.
Il cambiamento, inevitabilmente, ha richiesto un periodo di adattamento.
«Ci siamo trovate in una situazione nuova e all’inizio non sapevamo chi sarebbero stati i nostri allenatori per il tiro e per la parte fisica. Siamo state però molto fortunate, perché abbiamo trovato subito il feeling giusto. Stiamo lavorando molto bene e stiamo lavorando tanto. Per ora tutto sta andando bene e speriamo che continui così».
Un’impressione condivisa anche da Edoardo Mezzaro, che già nella passata stagione aveva seguito da vicino il percorso individuale di Lisa Vittozzi.
«Avere una squadra piuttosto piccola rende alcune cose più semplici da gestire. Le ragazze sembrano essersi unite in maniera molto positiva e stanno lavorando bene insieme. Direi che, finora, tutto sta andando molto bene».
Il ritorno di Lisa Vittozzi
Il ritorno di Lisa Vittozzi è senza dubbio uno degli elementi più importanti del nuovo corso azzurro.
Dopo essere diventata la prima biathleta italiana della storia a conquistare una medaglia d’oro olimpica individuale, la sappadina aveva scelto di affrontare la stagione successiva con un programma di allenamento differente, lontano dal gruppo.
Oggi, a 31 anni, la motivazione è però ancora intatta.
«Sono ancora qui perché penso di poter dare qualcosa al biathlon e anche a me stessa. La motivazione c’è ancora. Mi piace ancora vincere, anzi, mi piace soprattutto vincere!».
Un concetto semplice ma estremamente significativo.
Lisa non ha ancora intenzione di smettere di inseguire i propri obiettivi.
«Voglio cercare di divertirmi facendo quello che so fare. E, ovviamente, non mi piace arrivare seconda, quindi continuerò a provarci».
Il suo ritorno rappresenta però molto più della presenza di una campionessa nel gruppo. Per le giovani azzurre, Vittozzi è un punto di riferimento, una compagna dalla quale imparare e una figura capace di trasmettere esperienza.
Lo sottolinea ancora Auchentaller:
«Speravamo tutte che Lisa tornasse nel gruppo, perché è un punto di riferimento per noi e può insegnarci tantissimo. Siamo davvero felici e penso che lo sia anche lei. Abbiamo creato un bel gruppo e ci divertiamo insieme, ed è fondamentale».
Anche per Vittozzi il ritorno alla dimensione di squadra rappresenta una novità importante.
«L’anno scorso avevo un programma diverso e mi allenavo da sola. C’erano sicuramente aspetti positivi, ma anche alcuni negativi. Uno di questi era essere sempre da sola. Tornare nel gruppo è stato positivo per me: sento di non avere più tutto sulle mie spalle».
E aggiunge:
«Allo stesso tempo non mi sento diversa dalle altre. Mi sento parte del gruppo, ed è davvero bello».
La svolta norvegese
L’altra grande novità è rappresentata da Egil Gjelland.
Il norvegese, campione olimpico nella staffetta a Salt Lake City 2002 e protagonista di una lunga carriera nel mondo del biathlon anche nelle vesti di allenatore, è il nuovo responsabile tecnico della squadra femminile italiana.
Il suo arrivo porta con sé un approccio differente.
«Oltre alla grande esperienza maturata lavorando con diverse squadre nel corso della sua carriera, Egil ha portato un approccio diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati negli ultimi anni», spiega Mezzaro.
Una nuova prospettiva, dunque, che potrebbe rappresentare proprio quell’elemento necessario per compiere un ulteriore salto di qualità.
Anche Vittozzi guarda con grande interesse al nuovo percorso.
«Mi piacciono le nuove sfide, soprattutto perché mi sono trovata subito bene con Egil. Penso sia una persona molto preparata e mi piace il suo approccio, che è diverso da quello a cui siamo abituati».
E i primi segnali sono già positivi:
«Sono molto curiosa di vedere come andrà, ma sto già vedendo tanti miglioramenti negli allenamenti, quindi sono molto positiva».
Lavorare duro, insieme
Per una squadra che cambia guida tecnica, la chimica interna può essere determinante.
E quella che si è creata ad Anterselva sembra essere particolarmente positiva.
«Siamo state fortunate, perché quando cambiano gli allenatori è sempre una situazione nuova e non sai quanto tempo servirà per abituarsi gli uni agli altri», racconta Auchentaller.
«Noi però abbiamo trovato subito il feeling giusto. La squadra funziona, la collaborazione funziona. C’è tanto divertimento, ma quando è il momento di lavorare lavoriamo senza scuse».
Un equilibrio che sembra essere uno dei punti di forza del nuovo gruppo.
«Vogliamo tutte fare bene, migliorare e dimostrare quello che valiamo».
Dopo il lavoro, arriva il divertimento
La giornata di Anterselva racconta perfettamente questa filosofia.
Dopo una mattinata di allenamento intenso, il programma prevede nel pomeriggio una sessione più leggera, con le atlete libere di scegliere tra corsa, sci a secco e bicicletta.
Poi il barbecue, il calcio balilla, le risate e i momenti trascorsi insieme.
Perché anche il recupero, in una squadra di alto livello, passa dalla capacità di staccare la spina.
«Quando è il momento di lavorare, lavoriamo e non ci sono scuse», spiega Auchentaller. «Quando abbiamo finito di allenarci, invece, è il momento di staccare un po’, divertirci, stare insieme, ridere e scherzare. Anche fare qualche stupidaggine, come è giusto che sia».
Un modo per ricaricare le batterie in vista del lavoro successivo.
Anche Mezzaro considera fondamentale questo equilibrio:
«Fuori dall’allenamento si tratta soprattutto di recuperare. Quando un’atleta non si allena deve recuperare. Ma abbiamo anche spazio per attività diverse. A volte facciamo una sessione di recupero che termina con un gelato tutti insieme, oppure la sera le ragazze giocano spesso ai giochi da tavolo. È qualcosa di molto positivo per il gruppo».
Un nuovo capitolo azzurro
Milano Cortina 2026 ha chiuso un capitolo straordinario della storia del biathlon italiano.
Ad Anterselva, però, non si respira affatto aria di fine.
Al contrario.
Sotto gli stessi anelli olimpici che hanno celebrato i campioni d’Italia, una nuova squadra sta iniziando a costruire il proprio futuro.
Ci sono Lisa Vittozzi, tornata a condividere il percorso con le compagne; Hannah Auchentaller, Rebecca Passler e Martina Trabucchi, pronte a crescere accanto a una delle più grandi biathlete italiane di sempre; e un nuovo staff tecnico guidato da Egil Gjelland, chiamato a portare idee e metodologie differenti.
Il lavoro da fare è ancora molto.
Ma se l’energia respirata in questa estate di Anterselva è un’anticipazione di ciò che vedremo in inverno, l’Italia femminile ha tutte le intenzioni di aprire il prossimo capitolo con entusiasmo, ambizione e un sorriso.
Perché il lavoro non manca. Ma nemmeno la voglia di divertirsi.

