Il dt Klaus Höllrigl a Biathlon Azzurro: “Affrontiamo questo quadriennio con tante certezze”.
“Sono molto sereno perché so che possiamo creare qualcosa di importante”. A Forni Avoltri, dove lo abbiamo incontrato in occasione dei Campionati Italiani Giovanili Estivi, Klaus Höllrigl è sembrato molto tranquillo, convinto dell’ottimo lavoro fatto e fiducioso riguardo al futuro del movimento del biathlon azzurro. Il primo quadriennio da dt è stato ricco di soddisfazioni. Un ciclo iniziato con lo storico titolo mondiale vinto dall’Italia nella staffetta femminile di Oberhof e i successi di Wierer e Vittozzi in Coppa del Mondo, proseguito nel 2024 con la vittoria della classifica generale della Coppa del Mondo da parte della sappadina, Nelle difficoltà, il 2025 ha regalato il primo successo in Coppa del Mondo di Tommaso Giacomel, ad anticipare una stagione 2025/26 che è stata la più vincente nella storia del biathlon italiano, tra i grandi risultati di Wierer, Hofer, Giacomel e Vittozzi, capace quest’ultima di regalare all’Italia il primo oro olimpico nella storia. Di fronte a Höllrigl e all’Italia c’è un quadriennio nel quale la squadra azzurra, orfana di Wierer, affronta nuove sfide, tra consolidamento e ulteriori passi avanti.
«Il quadriennio che ci apprestiamo ad affrontare ci metterà alla prova – ha raccontato il dt della nazionale italiana a Biathlon Azzurro – nei prossimi quattro anni avremo la misura della qualità del nostro lavoro, nella nostra capacità di far crescere il movimento. È andata via Doro (Wierer, ndr), ma abbiamo ancora atleti di livello top e tanti talenti».
I risultati dell’ultima stagione rappresentano un’iniezione di fiducia in vista del prossimo ciclo olimpico?
«Si viene da un quadriennio molto positivo, chiuso con una stagione storica per la quantità di risultati che abbiamo ottenuto. Terminare in questo modo aiuta. Quattro anni fa si partiva, invece, dopo una stagione che era stata di sofferenza e si doveva ripartire».
Nella primavera 2022 partiva un ciclo completamente nuovo, ora i presupposti appaiono diversi.
«Abbiamo avuto alcuni cambiamenti ma non così drammatici, come accaduto in altri cicli olimpici. Nei precedenti due quadrienni siamo partiti con mille dubbi, adesso iniziamo con tantissime certezze. Questa è la differenza. Credo tanto nella continuità del lavoro. Sono convinto che riusciremo a far fare un ulteriore salto di qualità ai nostri atleti e far crescere tanti dei nostri talenti».
Iniziamo dalla grande novità, che arriva dalla squadra femminile. Dopo le partenze di Kahkönen e Romanin sono arrivati Mezzaro, che già allenava Vittozzi, e soprattutto il norvegese Gjelland, allenatore di grande esperienza.
«Edoardo (Mezzaro) è un uomo molto in gamba, uno dei migliori allenatori di tiro che abbiamo In Italia. Lo ha dimostrato anche lo scorso anno facendo un ottimo lavoro con Vittozzi. Inoltre, conosce già le ragazze avendole allenate in coppia con Jonne (Kähkönen) per due anni. Per me era la scelta naturale e sono felicissimo che abbia accettato. Al suo fianco volevo mettere un allenatore molto competente, di esperienza ma soprattutto di grande leadership, che è fondamentale. Non è mai facile trovare degli allenatori del genere».
Com’è nata la scelta di Gjelland?
«Per me è importante avere sempre le idee chiare di cosa serva alla squadra e scegliere una persona che corrisponda al profilo che cerchiamo. Egil (Gjelland) lo conosco già da quando anche io allenavo in Coppa del mondo. Allora, lui era con la Cechia ed essendo spesso vicini al poligono, apprezzai il lavoro da lui fatto con la squadra femminile ceca e il rapporto che aveva creato con le atlete. Mi aveva colpito in particolare la sua figura di leader».
Nella squadra femminile ha fatto ritorno anche Vittozzi. Come sono cambiati gli equilibri del gruppo?
«Il suo ritorno è per noi positivo perché lei ovviamente riesce a dare tanto alla squadra, è un punto di riferimento per le compagne. Dall’altra parte, anche la squadra stessa è importante per lei. C’è un bello spirito all’interno del gruppo e le atlete lavorano bene e tanto, riuscendo a crescere insieme. So che può sembrare strano associare questa parola a Lisa Vittozzi, ma sono convinto anche lei possa ancora migliorare».
Passiamo al gruppo della squadra maschile, allenato da Zattoni e Cianciana, che ha perso Dorothea Wierer.
«Certamente quella di Doro è una perdita importante sia dal punto di vista prestazionale, che per la sua figura all’interno del gruppo, perché è una persona che ha sempre tenuto alto il morale della squadra. A Giacomel, Bionaz, Braunhofer, Zeni e Hofer, che svolge parte della preparazione individualmente come ha fatto con ottimi risultati già lo scorso anno, si sono aggiunti Pircher e Nicola Romanin, che abbiamo visto con continuità in Coppa del Mondo nella passata stagione. Ci tengo a fare un encomio nei confronti di Nicola, che è un grande professionista, bravissimo nell’approccio all’allenamento e nel curare tutti i dettagli senza lasciare nulla al caso. Lavora sempre con grande determinazione. Questo lo ha aiutato ad arrivare fin qui. È un gruppo che mi piace e lavora tanto bene assieme».
Sette uomini, ma soli sei pettorali per la Coppa del Mondo.
«Andremo in sei già all’ultimo raduno a Geilo, in Norvegia, quindi la decisione verrà presa in precedenza, come fatto già con le donne negli ultimi anni. In questo modo, chi resta fuori può prepararsi per le gare in Val Martello, valide come selezione per l’IBU Cup. Ovviamente, le porte sono sempre aperte. Tutti devono liberarsi dell’idea che l’IBU Cup sia un castigo o una bocciatura, ma approcciare alle gare al meglio perché se mostrano di avere il livello per la Coppa del Mondo, verranno portati. Per esempio, Rebecca Passler iniziò la passata stagione in IBU Cup, ottenne subito risultati e da lì iniziò una bella stagione. Gli atleti sanno che non abbiamo mai lasciato in IBU Cup gente in grado di far risultato in Coppa del Mondo».
Gli appassionati, non soltanto italiani, sono molto curiosi di rivedere Giacomel, dopo la brusca interruzione a cui è stato costretto nella passata stagione quando era in lotta per la Coppa del Mondo. Come sta?
«Tommaso è guarito, da un paio di settimane può fare tutto, anche portare nuovamente la carabina in spalla. Posso dire che sta bene anche mentalmente, perché ha preso questo incidente nel modo giusto, senza sprecare inutilmente le energie nel rammaricarsi per quanto accaduto. Tommaso ha accettato quanto successo, lo ha digerito, e si è solo concentrato sul lavorare al massimo per guarire bene e limitare la possibilità di nuovi infortuni».
C’è quindi possibilità di vederlo al Loop One?
«Se tutto va bene lo vedremo a Monaco. Sono anche convinto che Tommaso farà una buona stagione. Vediamo come sarà la partenza. Dopo un lungo periodo senza gare, potrebbe essere un pizzico sottotono in occasione delle prime competizioni. Sono però convinto che vedremo presto la miglior versione di Tommy».
Qualche cambiamento vi è stato nella Squadra B, dal momento che avete optato per un gruppo unico formato da uomini e donne.
«Abbiamo deciso di unire i gruppi e devo dire che fin qui sta funzionando bene, perché stanno lavorando tutti con grande impegno e concentrazione. Sono felice di vedere negli occhi di tutti la voglia di mettersi in mostra, perché ognuno di loro ha obiettivi ben chiari per i prossimi anni. Ci tengo a ripetere che le porte di ogni circuito sono aperte a tutti, non conta il cognome, la squadra nazionale con cui ci si è allenati o il gruppo sportivo di appartenenza, ma soltanto la prestazione».
Nel settore giovanile vi è stato il ritorno di Mirco Romanin, dopo anni di esperienza in Squadra A. Cosa l’ha spinta ad affidarsi a lui?
«Io credo sia importante avvalersi di un tecnico della sua esperienza e della sua storia nel settore giovanile. Mirco ha allenato dai giovani alla squadra A ed è il profilo perfetto per questo ruolo. Assieme agli altri allenatori della squadra junior stanno facendo un bel lavoro, permettendo a questi giovani di crescere. Come sempre, riguardo alla nazionale juniores, non guardo i risultati ma la crescita degli atleti e il loro miglioramento prestazionale».
A Forni Avoltri, abbiamo notato l’attenzione con cui ha seguito ogni singola gara.
«Intanto ci tengo a ringraziare il Comitato Organizzatore, perché come sempre è stato un bellissimo evento. Diciamo che ero molto curioso di vedere all’opera i tanti giovani presenti. In estate ho seguito gli allenamenti della nazionale juniores e devo dire che hanno lavorato molto bene. Ho seguito anche il raduno del gruppo AIN, dove sono rimasto impressionato dal livello dei giovani presenti. Ho anche avuto modo di apprezzare il lavoro svolto da Comitati e gruppi sportivi, che ogni anno mettono un altro tassello e lavorano sempre meglio. Tutto l’ambiente che circonda il nostro biathlon sta crescendo insieme».
Dà l’idea di essere molto sereno in vista di questo nuovo ciclo di olimpico.
«Lo sono perché ho la consapevolezza che possiamo creare qualcosa di importante. Non è scontato e per riuscirci dovremo lavorare insieme tutti assieme, dalle società alle nazionali, ma sono convinto che possiamo creare qualcosa di stabile e vincente».
Intervista a cura di Giorgio Capodaglio

