Una panchina in ricordo di Sivert Bakken a Lavazè. “Da lì veglierà su di noi durante ogni allenamento”
“Questa panchina è per noi speciale, non l’oggetto in sé ma il luogo dove è stata posta. Un posto che ci lega a Sivert ed intensamente ci fa sentire la sensazione che lui sta vegliando su di noi”.
Lasciandosi sulla destra il laghetto di Passo di Lavazè ci si incammina lungo una strada sterrata, ammaliati dalla splendida vista mozzafiato sulle montagne. Quando essa incrocia con il prato che nel corso dell’inverno, coperto di neve, fa parte del tracciato di fondo, si svolta a sinistra e dopo un centinaio di metri, ecco sulla sinistra un luogo simbolo che inevitabilmente emoziona profondamente: la panchina in ricordo di Sivert Guttorm Bakken.
Una struttura semplice, che descrive alla perfezione un ragazzo come era il giovane norvegese, genuino, sorridente, appassionato di sport e montagna. All’ora del tramonto, mentre si è circondati dai rumori della natura, le nuvole attorno si colorano di una luce bellissima, mentre alle spalle della panchina passa il tracciato della pista da fondo, e dal lato opposto, proprio davanti a essa la visuale è la pista di skiroll e il poligono di tiro, dove Bakken si è allenato tantissime volte con i suoi compagni, oggi nuovamente lì. Niente di pomposo, non ci sono statue o lapidi, ma una semplice targhetta posta sul legno, con scritto “la montagna è semplice, basta esserci”. Una frase che il giovane biatleta norvegese, scomparso lo scorso 23 dicembre ad appena 27 proprio a Passo di Lavazè, ripeteva spesso.
Un piccolo memoriale, che ha un significato speciale, voluto dallo stesso gruppo della nazionale norvegese e da Milena Monsorno, che assieme al fratello Michele, gestisce il Dolomiti Apart & Rooms, struttura che da molti anni ospita i raduni della squadra scandinava. Questa volta, assieme alla squadra, è venuta per la prima volta in Val di Fiemme, anche la mamma di Sivert, che voleva vedere la località tanto amata dal figlio, al punto da trascorrervi tantissimo tempo ogni anno.
SQUADRA NORVEGESE A LAVAZÉ CON LA MAMMA DI SIVERT
«Per noi della squadra non è tanto importante la panchina in sé – ha detto Patrick Oberegger a Biathlon Azzurro – quanto il fatto di avere un luogo che ci lega a lui e ci fa capire che da lassù Sivert sta vegliando su noi. Per la mamma è stato un momento importantissimo, è voluta entrare nella stanza dove era stato suo figlio e sapere tanto del rapporto che lui aveva con questo posto. Lei e tutta la famiglia sono delle persone molto forti. Per lei era importante scoprire cosa legasse tanto suo figlio a questo posto, al punto da passarci anche il Natale. Ora, lei ha capito quanto Sivert amasse essere qui, perché per lui questo luogo era tanto speciale».
Nazionale norvegese che, nonostante quanto si immaginava lo scorso inverno dopo la tragedia avvenuta, non ha mai avuto dubbi sul tornare in questa località. «Allora avevamo due possibilità, nasconderci oppure guardare in faccia alla realtà ed affrontarla – ha spiegato Oberegger – abbiamo preferito la seconda. Forse abbiamo anche corso il rischio di compromettere le Olimpiadi, quando siamo venuti qui lo scorso inverno un mese dopo la tragedia di Sivert, ma per noi era importante in ottica futura, dovevamo riprenderci questo luogo. Al di là di quanto successo, siamo legati a questo posto dove veniamo ormai da 7-8 anni. Siamo stati i primi ad essere venuti qui una settimana dopo che avevano finito la pista da skiroll. Lavazè ci ha dato grandissimi benefici in tutti gli ambiti, non solo sportivi. Siamo diventati amici di gente stupenda. Questi ragazzi sono fatti così, è parte della loro mentalità ed ora questa località ci apparterrà per sempre a livello sportivo e umano».
CHRISTIANSEN: “UN MOMENTO EMOZIONANTE”
«Questa volta è stato ancora più speciale del solito essere qui – ha aggiunto Christiansen a Biathlon Azzurro – avendo con noi anche la mamma di Sivert, che è parte di questa grande famiglia del biathlon norvegese che vuole prendersi cura di lei. Quando ci siamo recati per la prima volta in quella panchina è stato davvero emozionante. Milena ha organizzato tutto affinché potessimo avere questo luogo con la visuale proprio sul poligono di tiro. In questo modo Sivert può vegliare su di noi quando stiamo sparando, assicurarsi che facciamo un buon lavoro e magari anche metterci pressione. Ho pianto, pensando ai tanti bei ricordi costruiti insieme, specialmente qui. Sicuramente Lavazè sarà per sempre un posto speciale per noi, soprattutto in una maniera positiva. Abbiamo passato tanti giorni qui e lo faremo ancora nei prossimi anni, perché è la nostra seconda casa e Milena la seconda madre».
OBEREGGER: “LUI AVREBBE VOLUTO FACESSIMO COSÍ”
Lo stesso Bakken non avrebbe mai accettato che la squadra rinunciasse a un luogo che tanto amava e che riteneva importante per prepararsi al meglio alle sfide dell’inverno. «Conoscendo i suoi alti standard di lavoro – ha sottolineato Oberegger – Sivert avrebbe voluto che ci preparassimo qui, in questa maniera. Non avrebbe mai accettato che perdessimo questa possibilità, questo luogo, le amicizie speciali che ci legano a Milena e famiglia. Andare in quel luogo con la panchina ci è stato di grande aiuto. Nei primi giorni c’era un po’ di tensione nell’aria, ma dopo essere andati lì e vissuto quel momento assieme, ci siamo liberati di tutto, la tensione è scesa ed eravamo pronti ad affrontare questo raduno al nostro meglio».
Ed ora Sivert sarà per sempre parte di quel luogo che ha tanto amato, vicino a coloro che condividono e vivono intensamente le sue stesse passioni per la montagna e per il biathlon.
