Giochi Olimpici, Milano Cortina: le dichiarazioni degli azzurri alla vigilia delle mass start
La mass start di Anterselva sarà il crocevia definitivo per l’Italia del biathlon maschile ai Giochi di Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Un’ultima occasione per chiudere il cerchio, tra bilanci personali, emozioni e un gruppo che si prepara a salutare una delle sue colonne portanti.
Giacomel: “Sereno, pronto a fare il mio miglior biathlon”
Per Tommaso Giacomel la mass start rappresenta il momento della verità. Dopo l’argento nella staffetta mista, il finanziere trentino ha vissuto un’Olimpiade spesso in rincorsa, ma alla vigilia trasmette lucidità.
Il 25enne di Imer ha spiegato di sentirsi bene sia fisicamente sia mentalmente: l’allenamento della vigilia gli ha dato riscontri positivi nonostante condizioni meteo complicate, e la fatica accumulata dopo la sprint è stata assorbita con il passare dei giorni. A suo giudizio, un’Olimpiade è meno logorante di un Mondiale, più concentrato e con un programma ancora più denso: per questo si sente tranquillo e convinto di avere il tempo necessario per recuperare tra una gara e l’altra.
A pesare, semmai, è stata la solitudine degli ultimi giorni ad Anterselva: con Elia Zeni già rientrato e Patrick Braunhofer isolato per precauzione, Giacomel è rimasto solo nel villaggio. Giornate lunghe, tra televisione e attesa, senza neppure poter gestire il fucile rimasto in quota. Un contesto insolito, ma che non sembra aver intaccato la sua concentrazione.
Inevitabile anche un pensiero all’addio di Dorothea Wierer, figura centrale nella sua crescita. Giacomel è convinto che l’addio agonistico sarà solo formale: il carisma e la presenza di Wierer continueranno a farsi sentire nel gruppo. Ne sottolinea il peso specifico nella popolarità del biathlon in Italia, attribuendole gran parte del merito per l’esposizione mediatica raggiunta dallo sport.
Infine, il plauso a Lisa Vittozzi, scelta come portabandiera per la cerimonia di chiusura: per Giacomel una decisione meritocratica, rafforzata dal fatto che Vittozzi sia la prima biatleta italiana, uomo o donna, a conquistare un oro olimpico. L’obiettivo personale è chiaro: esprimere il miglior biathlon possibile e godersi la gara, condizione che spesso coincide con le sue migliori prestazioni.
Hofer: “Ultima gara olimpica, voglio chiudere bene”
Per Lukas Hofer la mass start potrebbe essere l’ultima apparizione a cinque cerchi. La ventottesima gara olimpica in carriera, un dato che racconta longevità e continuità ai massimi livelli.
L’altoatesino non si sbilancia sul futuro: prima chiuderà la stagione, poi valuterà. Intanto sente il richiamo di casa dopo settimane lontano dagli affetti. Gareggiare ad Anterselva, però, rende tutto più speciale, anche nel salutare Wierer, che immagina tesa ma pronta a godersi l’ultimo atto davanti al pubblico di casa.
Determinante sarà anche il meteo: l’allenamento è stato condizionato da una nevicata intensa, con fiocchi pesanti capaci di complicare sia il tiro sia la scorrevolezza sugli sci. Per la gara si attende un miglioramento, magari con un po’ di vento. Dal punto di vista energetico, la staffetta ha lasciato il segno, ma Hofer confida nella natura stessa della mass start: si riparte tutti alla pari, conta restare nel gruppo, costruire un buon poligono e giocarsi tutto nel finale.
Il bilancio, comunque, è positivo. L’argento nella staffetta mista ha liberato il gruppo da una pressione significativa sin dalla prima gara, elemento che Hofer considera fondamentale anche per il movimento nel suo complesso. Vedere Vittozzi portabandiera sarà un ulteriore momento da custodire tra i ricordi di una carriera.
Romanin: “Un’esperienza che non dimenticherò mai”
Per Nicola Romanin questi Giochi hanno il sapore dell’inatteso. A inizio stagione, l’idea stessa di partecipare a Milano-Cortina sarebbe sembrata uno scherzo; ora, alla vigilia della mass start, può guardarsi indietro con orgoglio.
Il friulano ammette la fatica della “bolla olimpica” e la lontananza dalla famiglia, ma sottolinea l’armonia vissuta con i compagni, in particolare con Hofer. Dopo la sprint, il tempo è volato tra gare, allenamenti e momenti di condivisione serale.
Tra gli episodi più significativi, la scelta simbolica della piazzola 24 al tiro in piedi, omaggio a Kobe Bryant. Romanin racconta di essersi ispirato alla mentalità e all’approccio competitivo dell’ex campione NBA, trovando in quel riferimento un ancoraggio mentale utile a isolarsi dal contesto e mantenere il focus.
L’Olimpiade resterà nella memoria anche per il percorso di Vittozzi, seguita tecnicamente da suo fratello Mirko. Romanin parla di una scalata costruita nel tempo, dalle categorie giovanili fino all’oro nell’inseguimento, risultato che ha segnato una pagina storica per il biathlon italiano. La nomina a portabandiera lo ha emozionato profondamente, anche per il legame personale che li unisce.
Vittozzi: “Un onore enorme”
Per Lisa Vittozzi – già protagonista con l’oro storico – la designazione a portabandiera da parte del CONI per la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona rappresenta un riconoscimento che va oltre il risultato sportivo.
La sappadina ha parlato di orgoglio e di emozione, consapevole di essere stata scelta tra tanti atleti meritevoli in un’edizione storica dei Giochi. Un premio che abbraccia l’intero percorso: le difficoltà superate, le cadute, le risalite e infine l’apice olimpico.
E, con la mass start ancora da disputare, la sua Olimpiade non è finita.

