Jonne Kähkönen riparte dalla Svezia dopo i successi con l’Italia: “Non sono qui per partecipare”
Dopo quattro stagioni ricche di soddisfazioni con la nazionale italiana, Jonne Kähkönen ha intrapreso una nuova avventura alla guida del tiro della Svezia. Il tecnico finlandese, che ha contribuito alla crescita di Lisa Vittozzi fino alla conquista della Coppa del Mondo generale, del titolo mondiale e dell’oro olimpico, è pronto a mettere la propria esperienza al servizio di una squadra ambiziosa.
La federazione svedese ha infatti rinnovato il proprio staff tecnico, confermando Johannes Lukas nel ruolo di capo allenatore e inserendo due figure di grande esperienza come Kähkönen e Per Nilsson, quest’ultimo con il compito di seguire lo sviluppo degli atleti.
Per il tecnico finlandese si tratta di una sfida stimolante, anche per la possibilità di lavorare con l’intero gruppo, sia maschile sia femminile. Una squadra che può contare su atleti del calibro di Sebastian Samuelsson e Martin Ponsiluoma, oltre che sulle sorelle Elvira ed Hanna Öberg, quest’ultima decisa a proseguire il proprio percorso dopo la pausa per maternità.
In questa intervista a Biathlon Azzurro, Kähkönen ha raccontato le motivazioni che lo hanno portato a lasciare l’Italia, ripercorrendo i successi del quadriennio azzurro e soffermandosi sulle prospettive della nazionale svedese. Non è mancato, inoltre, uno sguardo al futuro dell’Italia, che si prepara ad affrontare il nuovo ciclo olimpico verso i Giochi del 2030.
Jonne Kähkönen, dopo quattro stagioni alla guida del tiro della nazionale italiana, hai intrapreso una nuova avventura con la Svezia. Cosa ti ha spinto ad accettare questa sfida e quali sono state le tue prime impressioni sul nuovo ambiente?
«Con la squadra italiana avevamo sempre parlato di un progetto di quattro anni. Una volta concluso, sentivo che era arrivato il momento di affrontare qualcosa di nuovo. Per me, la Svezia rappresenta una bella sfida, soprattutto perché adesso ho la possibilità di lavorare con tutti gli atleti, sia uomini che donne. Era un aspetto che mi interessava particolarmente.
Le prime impressioni sono state molto positive. Ho trovato persone davvero gentili e piene di entusiasmo, tutte curiose di compiere insieme i prossimi passi».
In Italia hai vissuto un quadriennio straordinario, culminato con i successi di Lisa Vittozzi, capace di conquistare l’oro olimpico, il titolo mondiale e la Coppa del Mondo generale. Quanto è stato importante per te questo percorso e quali sono gli insegnamenti che porterai con te nella nuova esperienza?
«Tutti i risultati ottenuti sono il frutto del lavoro che abbiamo svolto insieme, come un’unica squadra. Nell’ultimo periodo, Lisa ha trovato grande fiducia in me e in tutti i tecnici. La fiducia è un elemento fondamentale, così come una comunicazione onesta.
Sono aspetti molto importanti che spero di riuscire a portare con me anche in questa nuova esperienza con la Svezia».
La Svezia ha costruito uno staff tecnico particolarmente ambizioso, confermando Johannes Lukas e inserendo figure di grande esperienza come te e Per Nilsson. Come giudichi questa struttura e quanto può essere importante la collaborazione tra allenatori con competenze ed esperienze differenti?
«Da parte della federazione c’è davvero tanta ambizione, ed è un aspetto che mi piace molto. Come dico sempre, non sono qui per partecipare! È quindi importante che ci siano persone con la stessa mentalità, che vogliano fare tutto il possibile per gli atleti e per la squadra.
Le diverse esperienze possono rappresentare un punto di forza, anche se costituiscono allo stesso tempo una sfida. Dobbiamo trovare il modo giusto per collaborare e lavorare bene insieme».
Nella squadra svedese troverai atleti del calibro di Martin Ponsiluoma e Sebastian Samuelsson, oltre a Hanna ed Elvira Öberg. Quali caratteristiche tecniche hai individuato nei tuoi nuovi atleti e quali aspetti del loro tiro pensi possano essere ulteriormente migliorati?
«Tutti questi atleti di alto livello hanno ottime qualità, sia dal punto di vista fisico sia per quanto riguarda il tiro. Abbiamo quindi una base solida sulla quale costruire il nostro lavoro.
Ho già individuato alcuni aspetti sui quali possiamo intervenire, per esempio dal punto di vista della tecnica di tiro. Si tratta comunque di normali elementi sui quali lavorare quando si affronta una nuova stagione».
Nel biathlon moderno, la velocità di esecuzione al poligono è diventata sempre più determinante, senza poter compromettere la precisione. Come si può trovare il giusto equilibrio tra rapidità e accuratezza e quali sono le priorità del tuo lavoro con la nazionale svedese?
«La velocità è importante, ma non più della precisione. Questo è stato uno dei temi principali del nostro lavoro. La rapidità arriva con la fiducia: quando un atleta acquisisce sicurezza, può aumentare anche la velocità di esecuzione.
Per questo motivo è fondamentale costruire prima una buona base, lavorando sulla precisione e sulla fiducia al poligono».
Gli atleti svedesi hanno dimostrato più volte di poter competere per le medaglie nei grandi appuntamenti, dai Mondiali alle Olimpiadi. Tuttavia, negli ultimi anni è mancata una certa continuità di rendimento per poter lottare fino in fondo per la Coppa del Mondo generale. Qual è la tua analisi di questa situazione e su quali aspetti pensi sia necessario lavorare per compiere un ulteriore salto di qualità?
«La Coppa del Mondo generale è un obiettivo particolare. Credo sia importante concentrarsi sempre e soltanto sulla gara successiva, senza pensare continuamente alla classifica generale.
Per gli atleti di alto livello è fondamentale prepararsi anche dal punto di vista mentale già durante l’estate e l’autunno. Quando arriva l’inverno, bisogna essere pronti a concentrarsi sull’esecuzione e a mettere in pratica tutto il lavoro svolto».
Dopo quattro stagioni ricche di successi, hai lasciato un segno importante nel biathlon italiano. Come vedi la nazionale azzurra in vista del prossimo quadriennio olimpico che porterà ai Giochi del 2030? Quali sono, secondo te, le prospettive della squadra italiana e quali atleti potrebbero essere protagonisti nel prossimo ciclo?
«Sono molto curioso di vedere chi riuscirà a emergere nei prossimi anni. Credo che tutte le ragazze abbiano una bella opportunità per compiere un salto di qualità.
Preferisco non fare nomi, perché non voglio aggiungere ulteriore pressione alle atlete».

