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Bergamo a Cinque Cerchi: Pierantonio Clementi, l’eredità che diventa biathlon

Buon sangue non mente. E nel caso di Pierantonio Clementi, questa non è solo una formula retorica, ma una traiettoria sportiva che attraversa due generazioni e accompagna la nascita del biathlon italiano.

Pierantonio nasce a Schilpario il 4 settembre 1947, nel cuore della Val di Scalve. La neve è un linguaggio quotidiano e lo sci una tradizione di famiglia. Suo padre Battista Clementi è stato uno dei protagonisti dello sci di fondo italiano prima della Seconda Guerra Mondiale, specialista delle lunghe distanze, portacolori dello Sci Club Valgandino. Nel 1941 prende parte ai Mondiali di Cortina d’Ampezzo – destinati a sostituire le Olimpiadi invernali cancellate dal conflitto – chiudendo diciannovesimo nella 50 chilometri. L’anno successivo conquista il bronzo tricolore, prima di vincere nel 1946 la prima edizione postbellica del Trofeo Parravicini, insieme all’amico Antonio La Casa.

Quando Battista si ritira nel 1954, il testimone passa naturalmente al figlio. È lui il primo allenatore di Pierantonio, ma il talento del giovane scalvino non tarda a emergere anche agli occhi di chi sta costruendo il futuro del biathlon azzurro. A notarlo è Battista Mismetti, olimpionico a Cortina 1956 e autentico padre fondatore della disciplina in Italia.

È Mismetti a indirizzare Clementi verso lo “sci e spara”, una scelta che segna l’inizio di una carriera solida e continua, soprattutto all’inizio degli Anni Settanta. I risultati arrivano puntuali: ai Campionati Italiani Clementi diventa una presenza fissa sul podio della 20 km grosso calibro, conquistando l’argento nel 1971, risultato replicato anche nel 1972 e nel 1973, a cui si aggiunge il bronzo nella 12 km piccolo calibro nel 1972.

Quella costanza apre le porte delle Olimpiadi Invernali di Sapporo 1972, teatro di una delle gare più caotiche e memorabili della storia del biathlon. La 20 chilometri viene interrotta l’8 febbraio dopo la partenza dei primi 35 atleti a causa di una violenta tormenta di neve, per poi essere riprogrammata il giorno successivo. Il 9 febbraio succede di tutto: errori, ribaltoni, campioni che crollano e outsider che volano.

Clementi incappa subito in tre errori al primo poligono, che lo estromettono dalla lotta per il podio. Davanti, invece, si consuma una gara folle: Willy Bertin, piemontese di Angrogna, arriva persino a comandare la classifica prima dell’ultimo poligono, mentre il norvegese Magnar Solberg, campione uscente, rimonta e va a vincere grazie alla sua superiorità sugli sci. Clementi chiude trentunesimo, mettendo fine alla sua prima esperienza olimpica.

Il percorso però non si interrompe. Nel 1974 torna in Nazionale per i Mondiali: è 13° nella 20 km, 43° nella 10 km e 9° in staffetta. L’anno seguente arriva uno dei momenti più significativi della carriera: il titolo italiano nella 15 km grosso calibro e la partecipazione ai Mondiali di Anterselva, in casa. Qui Clementi è 25° nella 20, 38° nella 10 e soprattutto 6° in staffetta, confermando il proprio valore nel contesto internazionale.

Il 1976 è l’anno di Innsbruck. Ancora campione italiano nella 20 km grosso calibro, Clementi conquista la seconda convocazione olimpica. Nella gara individuale migliora il risultato di Sapporo, chiudendo 23° in una prova vinta dal sovietico Nikolay Kruglov, mentre Bertin sfiora il podio con un quarto posto che profuma di impresa. In staffetta, l’Italia è sesta, a soli due minuti dal bronzo, in una gara combattuta fino all’ultimo metro.

Clementi non molla. Nel 1977 è ancora sul podio ai Campionati Italiani di piccolo calibro, risultato che gli vale l’ultima convocazione mondiale: 24° nella 10 km. È il canto del cigno di una carriera lunga, coerente e costruita nel silenzio, senza clamori ma con grande solidità.

Pierantonio Clementi si ferma lì, lasciando spazio a una nuova generazione e rinunciando alla rassegna olimpica di Lake Placid 1980. Ma la sua storia resta impressa come quella di un atleta che ha saputo trasformare un’eredità familiare in un percorso personale, accompagnando – passo dopo passo – la crescita del biathlon italiano.


Fonte: Terzo Tempo Sport Magazine
Articolo originale: “Bergamo a Cinque Cerchi: Pierantonio Clementi e l’eredità del padre tramutata nel biathlon”

A cura di: Marco Cangelli