Coppa del Mondo, la finlandese Suvi Minkkinen si racconta a Biathlon Azzurro
Ottima tiratrice e con ormai una lunga carriera alle spalle, Suvi Minkkinen è una delle sorprese più splendenti e concrete di questo inizio di stagione. Atleta che fa della costanza uno dei suoi punti di forza, è attualmente al quinto posto in classifica generale ed è riuscita a ottenere il suo primo successo individuale in Coppa del Mondo nella Sprint di Östersund. La finlandese sta continuando il suo percorso di crescita personale, dando continuità agli ottimi segnali ottenuti lo scorso inverno e candidandosi per essere una delle potenziali outsiders anche in chiave olimpica.
Ringraziando la disponibilità della biathleta e della responsabile della comunicazione Matilda Suhonen, la redazione di Biathlon Azzurro è riuscita a intervistarla durante il trasferimento a Oberhof, in cui Suvi gareggerà nei prossimi giorni. Minkkinen è reduce da due settimane di soddisfacente allenamento ad Anterselva, località ormai per lei famigliare, ed è diventata il punto di riferimento di un movimento in crescita che, dopo gli anni straordinari vissuti con Kaisa Mäkäräinen, offre ottime prospettive sia in campo femminile, sia in campo maschile.
Sfruttando la sua gentilezza, in questa lunga intervista siamo riusciti a spaziare a trecentosessanta gradi sulla sua storia, su cosa voglia dire ora essere un’atleta riconosciuta nel circuito e su quali siano le sue prospettive future.
Quando hai cominciato a praticare biathlon e quando hai capito e deciso di voler intraprendere la carriera di atleta agonista?
“Ho iniziato nel 2007 quando avevo 13 anni, seguendo le orme di mio fratello più piccolo. Guardando i suoi allenamenti estivi, tornando a casa in macchina, ho chiesto a mio padre di partecipare insieme a lui a quelli successivi; a 15 anni ho deciso di andare al liceo sportivo di Vuokatti e credo che sia stato il primo momento significativo in cui ho considerato l’idea che il biathlon potesse essere una parte importante della mia vita. Da allora ne è passata di strada! (ride ndr)”
Due, invece, sono stati i momenti principali in cui la carriera ha avuto una svolta: “Il primo è stato nel 2015, quando ho iniziato a lavorare con Mikko Viitanen, il mio allenatore personale; lavoriamo ancora adesso insieme e nel corso di questi dieci anni è andata sempre meglio.
L’altro è stato sicuramente l’estate 2024, quando abbiamo deciso con lo staff tecnico di andare ad allenarci tre mesi tra le montagne. Sapevamo che l’allenamento ad alta quota ha ottimi effetti su di me, ma gli anni precedenti avevo passato solo dalle tre alle cinque settimane; più a lungo stavo in quota, meglio il mio corpo reagiva agli sforzi. La stagione 2023/2024 è stata negativa e abbiamo effettuato questa scelta drastica per vedere come andava. Per questa stagione olimpica, visti gli ottimi risultati, ho replicato quanto fatto l’anno scorso”.
E’ stato difficile per te stare per un periodo così a lungo distante da casa? “La prima estate era un’incognita vedere come la mia mente reagiva a essere lontana, ma è andata bene e vedere come il mio corpo rispondeva a questi allenamenti mi ha motivato molto”.
Uno sguardo all’inizio di questa stagione, in cui Suvi ha confermato il percorso di crescita intrapreso e ha ottenuto la prima vittoria individuale della carriera in Coppa del Mondo:
“Mi auguro di avere ancora un piccolo margine di miglioramento perché non ho mai raggiunto il mio picco di forma a dicembre, ma non posso che essere felice per questi risultati. Durante la preparazione autunnale e le rifiniture sulla neve mi sentivo più forte dell’anno precedente e questo mi ha generato un po’ di pressione per doverlo dimostrare anche con i risultati, ma sono contenta di averli già raggiunti.
Spero di rimanere stabile su questo livello, ma il biathlon è fatto di alti e bassi; a priori non posso dirlo, ma uno dei miei punti di forza è la costanza. Penso potrà essere una stagione interessante”.
Le Olimpiadi, d’altronde, non capitano tutti gli anni: “E’ naturale che in prossimità di questo evento si senta un po’ di stress in più, ma non so quanto me ne darà rispetto ai mondiali. Negli scorsi mesi questo pensiero è stato uno stimolo e al momento mi rende orgogliosa sapere di essere una delle diverse atlete che possono ambire a una medaglia, anche se solo poche la otterranno. Sentirò la pressione, ma spero di potermi divertire in gara ed essere in buona forma”.
Hai pensato di terminare la tua carriera dopo questa stagione?
“Ho molti pensieri discordanti su questo argomento (ride ndr). Dopo la stagione 2023/2024 che non è stata positiva, pensavo di fare all-in in questi due anni e concludere. Lo scorso inverno ho raggiunto un livello più alto di risultati e questo rende tutto più interessante; non penso quindi che finirò, ma sono le motivazioni che daranno la risposta finale. La preparazione richiede duro lavoro, è bello passare tempo in montagna e all’esterno, ma ci sono molte giornate difficili e stancanti. Penso che quando da questi giorni avrò più sensazioni negative che positive, sarà il momento di smettere”.
E al momento si rimane focalizzati sul biathlon: “Ritengo che quando inizierò a pensare di più ai miei sogni al di fuori dello sport, sarà il momento in cui dovrò ritirarmi. Credo che la mente debba essere ora focalizzata su quello che faccio e provare a viverlo al meglio”.
Rispetto al passato, in cui la Finlandia era trascinata dai risultati di Mäkärainen e Mari Eder, sembra ci sia stata una crescita collettiva e più organica dell’intero movimento. Senti che l’interesse per il biathlon in Finlandia stia nuovamente aumentando?
“Sì, l’interesse è cresciuto dalla scorsa stagione e sono curiosa di vedere se nella tappa di Kontiolahti di quest’anno a marzo ci saranno più tifosi.
Nel team c’è un’ottima atmosfera, ci spingiamo avanti l’un l’altro e questo è positivo e aiuta tanto. Ci sono molti atleti che stanno lavorando bene da diverso tempo e sono pronti a ottenere ora i loro migliori risultati, un po’ come è successo a me che l’ho fatto oltre i trent’anni. Non so come mai non abbiamo così tanti atleti come in Germania, Norvegia o altre nazioni che emergono in giovane età. Vorrà dire che per noi finlandesi è richiesto più tempo (ride ndr)”.
Quali sono i momenti più belli della tua carriera e che porterai con te? “Sicuramente i risultati migliori; in particolare nella mia mente è rimasta impressa la vittoria di gennaio scorso nella Single Mixed Relay di Oberhof (con Tero Seppälä ndr), specialmente l’ultima frazione in cui mi sono trovata in testa dopo l’ultimo tiro. Sono state nuove sensazioni per me e un’emozione grandissima tagliare il traguardo e condividere la vittoria con il team. Seguono il bronzo nella Sprint ai Mondiali di Lenzerheide e la vittoria questa stagione a Östersund con il pettorale giallo”.
I risultati ottenuti a partire dall’anno scorso hanno inevitabilmente portato con sé nuovi fans e maggiore successo e interesse da parte dei media. E’ stato facile per te gestire tutto questo? “Ho vissuto nuove situazioni a cui non ero abituata e ho imparato a racchiudere tutte le interviste e le richieste in pochi giorni, per avere tempo per me in tutti gli altri. E’ anche più facile perché spesso le domande sono le stesse; nel complesso, però, sono chiaramente felice dell’interesse esterno perché è uno degli aspetti che rende possibile il fatto che il biathlon sia una professione e non un hobby”.
Qual è l’aspetto che più ti piace dello sport che pratichi? “Penso il fatto che ci siano tanti dettagli a cui pensare per ottenere i risultati, che vanno oltre a stabilire chi sia stata la migliore fondista e chi la migliore tiratrice. Quando ho vinto a Östersund mi hanno detto che è stata una gara perfetta; ho detto di sì, ma se la analizzo e la scompongo in piccole parti si possono sempre trovare alcune cose che potevano andare meglio”.
Un ultimo sguardo, infine, sulla squadra italiana: “Mi ha impressionato Dorothea Wierer e penso che grazie alla sua esperienza sarà un’avversaria difficile da battere per tutte alle Olimpiadi. Credo anche che Tommaso Giacomel sarà in futuro uno dei principali pretendenti per la Sfera di Cristallo, forse anche quest’anno. Penso che abbia una splendente carriera davanti”.
Foto: Danielsson IBU

