Daniele Piller Roner: “Stiamo lavorando sulla velocità d’esecuzione al tiro, tutti hanno accettato la sfida”.
Il 15 settembre scorso, la squadra B della nazionale azzurra di biathlon ha raggiunto Livigno per un raduno in quota che si concluderà il prossimo 26 settembre. Insieme all’allenatore responsabile Riccardo Romani e a Pietro Dutto, a guidare la squadra formata da Samuela Comola, Fabian Carpella, Ilaria Scattolo, Birgit Schölzhorn, Linda Zingerle, Nicolò Betemps, Marco Barale e Davide Compagnoni, c’è l’allenatore di tiro Daniele Piller Roner.
Il tecnico del Centro Sportivo Esercito, originario di Sappada, che nonostante la giovane età ha grande esperienza alla guida delle nazionali azzurre, ha quest’anno un gruppo formato sia da uomini che da donne, dopo aver seguito solo il team maschile nelle precedenti stagioni. «Quest’anno si è deciso di unire uomini e donne – ha detto Piller Roner a Biathlon Azzurro – il gruppo ha reagito bene alla novità, lavora in sinergia e c’è un bel clima dentro e fuori la pista. Inoltre, sono molto felice di lavorare ancora con Riccardo (Romani, ndr), una persona piacevole, super competente e ancora più responsabile da quando è diventato padre (ride). Pietro (Dutto, ndr) si è inserito bene nel gruppo, ma non avevo dubbi avendo già lavorato con lui».
Già dalla passata stagione, l’allenatore sappadino ha proposto agli uomini un lavoro per velocizzare i tempi d’esecuzione al tiro. Ora, lo stesso stanno facendo anche le donne. «Con i maschi stiamo lavorando in continuità con quanto fatto lo scorso anno – ha detto Piller Roner – ed ora anche le donne hanno intrapreso questo percorso. È stata una scelta condivisa, tutte hanno accettato quanto proposto, consapevoli che ci vorrà tempo. Un lavoro che richiede sacrificio, perché velocizzare dei meccanismi ormai consolidati non è semplice».
Ma qual è la sfida più complicata in questo senso? «Sicuramente, la difficoltà maggiore è dal punto di vista mentale, perché l’atleta esce dalla propria comfort zone. È un percorso che richiede anche un lavoro tecnico non banale, bisogna eseguire tutte le fasi del tiro ad una velocità più elevata, concentrandosi a ripetere tante volte lo stesso gesto, anche per togliere pochi secondi. Ovviamente, accettando questa sfida iniziale, gli atleti sono consapevoli che ci saranno anche errori, perché di fatto si va costruire un tiro nuovo. Chiaramente, l’invito non è sparare in 16”, ma ad una velocità tale da ottenere risultati in un biathlon moderno nel quale con serie in piedi da 30” è difficile essere competitivi. Un passaggio secondo me fondamentale, altrimenti si resta indietro. Oggi l’atleta deve fidarsi sempre di più di quanto sta facendo».
L’allenatore azzurro ha quindi parlato nello specifico della squadra maschile. «Marco Barale è sempre stato un tiratore rapido, ma è riuscito comunque a velocizzare ancora. Nel suo caso deve fare un passaggio inverso, sparare a un buon ritmo ma con fluidità, senza strafare, perché con 1” o 2” in più potrebbe ottenere lo zero. Con Nicolò Betemps ci stiamo concentrando su un errore che commette da tempo e sul quale sta facendo progressi. Con lui il lavoro sulla velocità è stato fin qui efficiente. Per quanto riguarda Davide Compagnoni, credo sia quello che fin qui è riuscito a raggiungere il miglior rapporto tra precisione, dove partiva da una base già alta, e rapidità. Tutti e tre devono avere molta fiducia, perché come si è visto in Val Martello o ha mostrato anche Christoph Pircher lo scorso anno, gli altri non sono irraggiungibili e la Coppa del Mondo è alla portata».
Lavoro iniziato da pochi mesi, invece, con le donne. «Hanno tutte accettato volentieri la nostra proposta, si sono impegnate tanto sin da subito e già vediamo i primi risultati. È un gruppo competitivo, perché hanno tutte una buona esperienza, qualcuna anche ad altissimo livello. La prospettiva che vi sia un posto in Coppa del Mondo già a Kontiolahti ha alzato ulteriormente gli stimoli. L’importante è che chi sale, lo faccia poi con la giusta serenità e seguendo il lavoro impostato».
Inevitabile chiedere un commento specifico su Samuela Comola, che nell’ultimo quadriennio olimpico è stata elemento fisso della nazionale di Coppa del Mondo, contribuendo anche allo storico oro mondiale della staffetta femminile. Piller Roner ha elogiato l’atteggiamento della valdostana. «Nonostante venisse da anni in Squadra A, Comola si è dimostrata un’atleta di grande umiltà, collaborativa, che ha sposato il progetto proposto e si è concentrata tanto nel migliorare la velocità. Samuela ha accettato di poter commettere qualche errore in più lungo questo processo. Sta dimostrando di essere un’atleta matura, che sa cosa vuole e su cosa ha bisogno di lavorare. Sta spingendo tanto sull’acceleratore».
Intervista a cura di Giorgio Capodaglio

