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Fabio Cianciana ha fiducia nel suo gruppo: “Tornare sul podio con la staffetta maschile è un nostro obiettivo”

Idee chiare e grande fiducia nel gruppo a sua disposizione. Fabio Cianciana si prepara ad affrontare il suo secondo ciclo olimpico alla guida della nazionale azzurra maschile, dopo aver raccolto tante soddisfazioni nei primi quattro anni, nei quali oltre all’esplosione di Tommaso Giacomel, l’allenatore valdostano del Centro Sportivo Esercito ha contribuito al ritorno ad alto livello di Lukas Hofer e soprattutto all’ottimo finale di carriera di Dorothea Wierer.

 

Ovviamente, nel primo ciclo olimpico ci sono stati anche momenti difficili, affrontati sempre con decisione, credendo nel lavoro e nello spirito di gruppo. In vista del secondo quadriennio, quello verso Francia 2030, senza la fuoriclasse Wierer, Cianciana si prepara a seguire al poligono un gruppo che è un mix di giovani dal grande potenziale, qualcuno ancora da scoprire, e veterani che vogliono chiudere in bellezza. E l’obiettivo, oltre a lottare per i vertici con Giacomel, è soprattutto quello di regalare all’Italia maschile quella medaglia in un grande evento che in staffetta manca dai Mondiali di Brezno-Osrblie. Quando si gareggerà a Otepää il prossimo febbraio saranno appena passati trent’anni da quel bronzo vinto da Cattarinussi, Pallhuber, Favre e Carrara.

 

Nell’intervista rilasciata a Biathlon Azzurro, in occasione del precedente raduno ad Anterselva, Cianciana è partito dal nuovo gruppo azzurro. «Assente Dorothea, la squadra è lo stessa dello scorso anno più gli ingressi di Pircher e Romanin. Christoph è reduce da un bel finale di stagione, nel quale ha anche raccolto punti, cosa non scontata per un 2003. Zezo si è meritato sul campo questo ingresso in squadra, facendo ottime gare e partecipando anche alla mass mass start delle Olimpiadi. Un risultato non banale. Entrambi sono ragazzi molto umili, dei grandi lavoratori, che hanno anche portato il sorriso in squadra essendo persone molto solari. Si sono integrati molto bene nel gruppo».

 

Partiamo da Tommaso Giacomel, che ha avuto un’estate molto travagliata e non vedremo al via del Loop One.

 

«Tommaso era partito molto bene. È poi arrivato quell’infortunio a fine giugno che a livello fisico lo ha fermato per una decina di giorni. Con il tiro siamo invece ripartiti a fine luglio. Non sono preoccupato, perché al tiro ha delle qualità innate. Ci ha messo poco a rientrare, ma ovviamente gli manca un po’ di tiro combinato ad alta intensità. Stiamo cercando di recuperarlo, ma con calma, inserendo qualcosa in più ad ogni seduta. Per il resto stiamo lavorando sempre sulla parte tecnica, perché alla fine deve solo saper mantenere di più la calma in certe situazioni, avere maggiore pazienza senza lasciare che sia l’istinto a prevalere. Nella passata stagione Perrot ha fatto la differenza proprio su quello, quando serviva lo zero lo faceva, mettendo da parte l’istinto. Anche Tommaso ha questa dote ma deve riuscire a metterla sul piatto e sono convinto che a quel punto ne vedremmo delle belle. Fisicamente è pronto».

 

Seguendo gli allenamenti ad Anterselva, ho visto un Didier Bionaz in grande spolvero. Dopo due anni difficili, il suo recupero sarebbe fondamentale.

 

«In occasione delle competizioni in Val Martello, Didier è quello che ha avuto più difficoltà in gara. Non ci sono problemi tecnici, ma di approccio al poligono. Ci stiamo lavorando facendo un passo alla volta. Il primo esame non lo ha passato. Lui sta lavorando molto bene, lo vedo in allenamento e sono molto fiducioso che alle prime gare vere farà questo switch e tornerà il Didier che tutti conosciamo. In allenamento, le percentuali di tiro parlano a suo favore. Non ha mai sparato così bene in preparazione per precisione e velocità, come avete visto qui oggi. Ci sono tutti i presupposti perché torni ad essere l’atleta che conosciamo».

 

In generale cosa ha visto dal resto della squadra?

 

«Con tutti abbiamo seguito un processo simile agli scorsi anni. Abbiamo però tolto un po’ di tiro da fermo, facendo poche sedute del genere al via della preparazione. Abbiamo scelto questa linea, perché gli atleti sparano ad alta intensità per cinque mesi, staccano appena tre o quattro settimane e poi si è sempre ripreso con tiro da fermo, dalla base. Quest’anno abbiamo svolto solo sei allenamenti di questo tipo per poi passare subito al combinato. L’obiettivo è portare immediatamente maggiore fluidità. Ho notato dei buoni riscontri. In linea generale, stiamo lavorando bene. Ci siamo allenati tanto anche sulla velocità perché questo è il futuro».

 

Anche quest’anno Lukas Hofer non si è sempre allenato con il gruppo. A distanza come riesce a seguirlo?

 

«Si, si è allenato tanto da solo. Sul diario viene data una consegna, poi lui scrive l’esito dell’allenamento, descrive le penalità e come è andato. Se necessità, ci sentiamo. Luki sta molto bene, lo vedo tanto sereno. Anche a Dresda, ha dimostrato di essere sul pezzo sia al tiro che sugli sci. Il “vecchio” non è tale, ma una grandissima risorsa per la nostra squadra».

 

Nell’intervista che gli abbiamo fatto qualche settimana fa, Hofer ha ammesso che tra le motivazioni che lo spingono a continuare c’è il sogno di vincere una medaglia con la staffetta maschile, che manca da tanto.

 

«È un nostro obiettivo. Lavoriamo tanto sulle staffette e suoi lavori di gruppo, come avete visto oggi. Questa squadra non ha nulla da invidiare a Svezia e Germania. Potenzialmente, possiamo essere la terza forza. Lo abbiamo già dimostrato tre anni fa, ottenendo tre podi. Lo scorso anno ci siamo arrivati vicino, addirittura a Oberhof eravamo a 4” dai vincitori. Tante volte siamo stati lì in battaglia e per diversi motivi non siamo riusciti a raccogliere tutto. Questo gruppo è cresciuto anche di elementi, abbiamo sempre più alternative per schierare chi sta meglio e dà quel giorno maggiori certezze. Sono convinto che torneremo sul podio in stagione. Sarebbe ovviamente bello ottenerlo proprio al Mondiale, visto che la staffetta maschile non ottiene un podio iridato da tanto tempo.

 

Abbiamo visto Dorothea Wierer raggiungervi diverse volte nel corso della preparazione. Vi manca?

 

«Si, manca per la sua caparbietà, la tenacia, la sua voglia di fare, ma anche i ragazzi sono molto determinati. La sua assenza si sente soprattutto per il fatto che aveva la capacità di mettere tutti di buon umore. Nel corso dell’estate era sempre molto piacevole, brillante, teneva sveglio anche chi ogni tanto rallentava un po’. Comunque passa ancora a trovarci e siamo tutti contenti di vederla. Mi fa piacere sapere che ci vedremo anche in inverno, quando sarà in giro a commentare le gare».