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Gaia Brunello si racconta a Biathlon Azzurro: “Ho sempre creduto in me, l’Olimpiade sarebbe un grande traguardo”

Il movimento del biathlon italiano è, da diversi anni, in netta crescita. La vittoria delle Coppe di Cristallo di Lisa Vittozzi (2023/2024), di Dorothea Wierer (2018/2019 e 2019/2020) e gli exploit di Tommaso Giacomel stanno dimostrando quanto di buono si stia facendo sul nostro territorio per quanto riguarda questa prestigiosa disciplina olimpica. Per tale ragione, negli ultimi anni, tra le giovani leve, è sempre più complicato ritagliarsi uno spazio importante, sia per le squadre di Coppa del Mondo sia per i gruppi dell’IBU Cup. Gaia Brunello è una delle biatlete che ha dovuto affrontare questa dura selezione, non riuscendo sempre a vincere la concorrenza delle compagne di squadra.

Da metà stagione 2024/2025, quindi, la ragazza altoatesina ha deciso di cambiare bandiera e di difendere i colori del Brasile. Dalla tappa di IBU Cup di Arber, infatti, Brunello ha scelto di cambiare nazionalità e di acquisire il passaporto della madre. Da queste vicende, la classe 2002 ne è uscita rafforzata e volenterosa di dimostrare tutto il proprio valore.

Visto il passato tra le fila azzurre e il presente così intrigante e avvincente, siamo riusciti a raggiungere Gaia Brunello. Con grande gentilezza e pazienza, la ragazza di Ortisei ha deciso di aprirsi con noi di Biathlon Azzurro, in una chiacchierata appassionante.

Gaia Brunello e gli inizi della carriera sportiva

Ciao Gaia e grazie mille ancora per averci dedicato parte del tuo tempo. È evidente che tu abbia una grande passione per il biathlon, da dove nasce? Hai praticato altri sport prima di scegliere sci e carabina?

“Ho iniziato a 8/9 anni per seguire mia sorella maggiore, dato che copiavo tutto ciò che faceva lei. Ho seguito anche mio papà, che è appassionato di sci di fondo, disciplina dalla quale si inizia per passare poi al biathlon, sport che mi è piaciuto da subito e che pratico ancora adesso. Poi ho provato anche a cimentarmi con lo sci alpino e il pattinaggio ma, appunto, nessuno sport mi ha appassionata quanto il biathlon”.

Gli inizi con le nazionali giovanili dell’Italia di Biathlon sono stati incoraggianti, poi non sei riuscita ad arruolarti nei corpi sportivi dell’esercito e questo ha messo un po’ a rischio il tuo sogno. Pensi che il sistema che c’è in Italia debba essere rivisto?

“Devo dire che, per fortuna, abbiamo questo sistema in Italia. Non è qualcosa di scontato o facile. Me ne accorgo ora che sono in un’altra nazionale. Devo anche dire che le atlete con le quali gareggiavo all’epoca in cui dovevo ottenere risultati di rilievo sono ora tutte ad alti livelli in Coppa del Mondo o in IBU CUP. Per questo, non era facilissimo ottenere i risultati che mi sarebbero serviti all’epoca. Purtroppo, negli anni dove avevo qualche possibilità ho anche avuto un po’ di sfortuna con vari problemi fisici che mi hanno limitata nei momenti clou della stagione. Questo non mi ha permesso di raggiungere il mio obiettivo”.

La scelta difficile ma coraggiosa di cambiare nazionalità

A causa di queste difficoltà (concorrenza folta e valida ed alcuni intoppi fisici), Gaia Brunello non sempre è riuscita a rimanere ai vertici del movimento azzurro. Come anticipato, e data la grande passione che la guida, la scelta di cambiare nazionalità è stata la soluzione individuata per coltivare ancora il sogno di raggiungere le Olimpiadi

La tua è una storia di grande resilienza perché non hai mollato e hai deciso di cambiare nazionalità per inseguire il tuo sogno: come è nata l’idea? Ti ha aiutata l’esempio di Lucas Braathen (fresco vincitore di una tappa di slalom in apertura di stagione)? Che passaggi burocratici hai dovuto fare?

“L’idea c’è sempre stata. Spesso le persone mi facevano le battute. Io, però, ho sempre creduto in me e credevo molto nei miei risultati e con la nazionale italiana spesso ero l’ultima che veniva convocata o la prima a non essere portata. Come livello, dunque, ero lì vicina alle migliori delle mie categorie, e mi dicevo “son qui, ci riprovo”. Poi è arrivato il momento in cui, non rientrando in uno dei corpi dell’esercito, dovevo lavorare ed allenarmi perché finanziariamente non potevo farcela. È stata molto dura.

Avendo, dunque, la possibilità dato che mia mamma è brasiliana mi son detta: “porto il Brasile alle Olimpiadi”. Per rappresentare il Brasile mi mancava però il passaporto e quindi ho fatto su e giù con Milano varie volte per l’iter burocratico, con la federazione brasiliana che è stata felicissima di accogliermi. L’esempio di Lucas mi ha aiutata moltissimo, ma è comunque un qualcosa che avrei fatto lo stesso, per me stessa”.

Le difficoltà di raggiungere la Coppa del Mondo e il sogno chiamato Anterselva 2026

I punti per qualificarsi in Coppa del Mondo sono chiamati “IBU Qualifying points” e vanno calcolati in base ai piazzamenti in gara (prestazione migliore = punteggio basso). Per essere ammessi bisogna stare al di sotto di una certa soglia ma, per gli atleti appartenenti ad una nazione non in top-25 a livello mondiale, non è sufficiente. Infatti, per questo gruppo di nazioni, i pettorali disponibili sono otto e sono contesi tra tutti coloro che hanno quest’ambizione.

I criteri IBU sono abbastanza stringenti per la qualificazione alla Coppa del Mondo. Come valuti la questione degli IBU qualifying points e dei pettorali assegnati agli atleti di nazioni non in top-25 al mondo?

“Non mi interessano tanto questi numeri, vedo sempre di cercare di fare del mio meglio e di vedere quello che viene. C’è però un mio caro amico argentino (Javier Gimenez) che tiene il conto al posto mio e mi avvisa dei risultati”.

La risposta di Gaia Brunello è stata decisa e diretta, a dimostrazione del fatto che la biatleta brasiliana ha in testa soltanto il rendimento in pista, senza volersi far distrarre da altri fattori o da discorsi extra-tracciato.

Ora il sogno olimpico nella tua Anterselva, con il Brasile, è vicino: che emozioni provi a ripensare a tutte le difficoltà che hai superato per arrivare a questo traguardo? Cosa ti manca per avere la certezza di poter fare le Olimpiadi?

“Il sogno olimpico grazie al Brasile è un traguardo, un grande traguardo ma devo ammettere che non è semplicissimo da raggiungere. Le qualificazioni sono aperte fino al 19 Gennaio ed io devo cercare di fare il meglio possibile in ogni gara, senza pensare a cosa serva. Poi si vedrà quello che sarò riuscita ad ottenere. Sarebbe bellissimo ed un po’ penso che me lo meriterei per tutte le difficoltà che ho incontrato e superato. Ho iniziato tra l’altro l’anno partendo col piede sbagliato per via di un malanno che mi ha debilitata. Ora, però, sono in ripresa e spero di entrare presto in forma e far bene, dando il massimo”.

Difficoltà e cambiamenti: la nuova vita di Gaia Brunello

Immaginiamo che, da quando hai scelto di gareggiare per il Brasile, le difficoltà logistiche siano aumentate. È davvero così? Come ti stai organizzando per gli allenamenti? Come è composto il team?

“Quest’estate ho avuto la fortuna di potermi allenare in Germania con il gruppo che mi ha accolta subito benissimo, mentre nel weekend tornavo in Italia per dare una mano ai miei genitori, con l’albergo di famiglia. Il lunedì, invece, tornavo in Germania e facevo questo su e giù ogni settimana. Ci siamo allenati bene, siamo un bel team ed i risultati si vedranno. In inverno faccio i viaggi per le varie tappe da sola, che sia in macchina o in aereo, perché gli atleti brasiliani spesso sono in altri paesi.

Non è sempre facile a livello di organizzazione di gara perché spesso, ad esempio, sono costretta a prepararmi gli sci da sola. Venendo da una nazione super professionale come l’Italia, da questo punto di vista è un cambiamento non banale. Tuttavia, ho avuto la fortuna di esser cresciuta nello “Sci Club Gardena”, dove mi hanno insegnato ad arrangiarmi. Questo è importante e mi ha fatta crescere molto.

A livello di team siamo quattro atleti ed un allenatore. In squadra siamo due maschi e due femmine e c’è un grandissimo spirito d’amicizia. I ragazzi, ad esempio, ci vengono a sostenere e ad aiutare a testare gli sci e viceversa. È qualcosa di bello quanto ci sosteniamo e tanti team potrebbero prenderci d’esempio in questo aspetto. Ho poi il supporto di tanti amici da casa che mi aiutano con dei suggerimenti e fanno il tifo per me. Inoltre, agli aventi più grandi o se vado alle Olimpiadi, mi accompagna il mio allenatore dello sci club che c’è sempre per me da quando sono piccola ed è un vero punto di riferimento”.

Fonte Fotografie: Gaia Brunello

Riccardo Pascucci & Carlo Marziali