Tommaso Giacomel: “Nel biathlon conta tutto. La testa può valere anche il 60%”
Il biathlon è uno degli sport più complessi del panorama invernale e richiede un equilibrio costante tra prestazione fisica e lucidità mentale. Lo ha raccontato Tommaso Giacomel ospite del podcast Soma Mentis in un’intervista realizzata prima dell’inizio della stagione, nella quale il 25enne azzurro ha parlato del proprio percorso, della crescita personale e delle ambizioni future.
Per l’atleta delle Fiamme Gialle, il dualismo tra mente e corpo è alla base di questo sport: “Il biathlon è una disciplina ibrida. Da un lato c’è la componente fisica dello sci di fondo, dall’altro il tiro, che è estremamente tecnico e mentale. Se dovessi dare una percentuale direi che la testa può valere tra il 50 e il 60%”.
Il biathlon, infatti, obbliga gli atleti a passare nel giro di pochi secondi dall’intensità della gara alla calma del poligono. Una transizione che Giacomel ha imparato a gestire con l’esperienza, grazie a migliaia di ripetizioni e automatismi sviluppati negli anni. “Spariamo circa 15.000 colpi all’anno: il tiro diventa quasi automatico”.
La crescita mentale
Nel corso dell’intervista, Giacomel ha raccontato anche come sia cambiato il suo approccio alle gare. In passato viveva i risultati negativi con grande frustrazione, mentre oggi ha imparato a relativizzare.
“Qualche anno fa ero molto più paranoico. Quando una gara andava male la vivevo come un enorme fallimento. Poi ho capito che la mia vita non è solo biathlon e ho imparato ad apprezzare di più tutto il resto”.
Una maturazione che lo aiuta a recuperare rapidamente anche dopo le giornate storte: “Adesso posso essere arrabbiato dopo una gara, ma nel giro di un’ora o due penso già alla prossima”.
L’importanza della squadra
Nonostante il biathlon sia uno sport individuale, Giacomel sottolinea quanto sia determinante il lavoro del team che sta dietro agli atleti. Tecnici degli sci, allenatori, fisioterapisti e staff lavorano insieme per creare le condizioni ideali per la performance.
“Il biathlon è uno sport individuale che si fa in squadra. Ci sono tantissime persone che lavorano dietro le quinte e tutti gli ingranaggi devono funzionare perfettamente”.
Tra le figure chiave del suo percorso c’è anche il rapporto con il suo allenatore, con cui negli anni si è costruita una relazione di grande fiducia e confronto.
Dai momenti difficili alla svolta
Giacomel ha ripercorso anche uno dei momenti più complicati della scorsa stagione di Biathlon World Cup, quando le prestazioni sugli sci erano molto buone ma i risultati non arrivavano a causa delle difficoltà al poligono.
“Volevo troppo il risultato e mi sono accorto che stavo perdendo il focus sul lavoro necessario per arrivarci”.
La svolta è arrivata con una staffetta a Ruhpolding, prestazione che gli ha restituito fiducia e ha dato il via al miglior periodo della sua carriera, caratterizzato da numerosi piazzamenti di vertice.
“Da lì è iniziato il periodo sportivo più bello della mia vita”.
Ambizioni e sogni
Guardando al futuro, Giacomel non nasconde le sue ambizioni. Il sogno più grande resta la vittoria della classifica generale di Coppa del Mondo, obiettivo che considera ancora più difficile di un titolo olimpico.
“Vincere la generale significa essere costante per quattro mesi. Per me è l’ultimate challenge di un atleta”.
Tra i desideri personali c’è anche quello di conquistare una vittoria nella tappa francese di Le Grand-Bornand, una delle piste che ama di più per atmosfera e pubblico. Obiettivo raggiunto in questa stagione, proprio prima di Natale.
L’azzurro guarda inoltre ai grandi obiettivi del futuro: diventare campione del mondo e campione olimpico, traguardi che ritiene alla sua portata se riuscirà a mantenere continuità ad alto livello.

