Giochi Olimpici, Anterselva: le dichiarazioni degli azzurri alla vigilia della staffetta mista
L’Olimpiade di Milano-Cortina prende forma ad Anterselva e gli azzurri si preparano a vivere un mix di tensione ed emozione. Una sensazione condivisa, ma vissuta con sfumature diverse dai protagonisti del biathlon azzurro alla vigilia della staffetta mista.
Tommaso Giacomel affronta la sua seconda Olimpiade con uno status completamente diverso rispetto a quattro anni fa. Se allora era un giovane in crescita, oggi è un atleta che sa di poter lottare per risultati importanti:
«Non la vivo come un’Olimpiade classica, è più simile a una tappa di Coppa del Mondo, anche perché siamo molto spostati tra le montagne ed è un po’ triste non vedere le altre nazioni e gli altri sport. Però rispetto a quattro anni fa è cambiato tutto: allora non ero pronto per vincere nulla di importante, oggi sì e spero di dimostrare il mio miglior biathlon in queste due settimane».
Il ruolo di primo staffettista non lo esalta particolarmente, ma lo accetta con responsabilità, mentre l’orgoglio per le prime medaglie azzurre dà ulteriore energia al gruppo:
«Non sono un amante del lancio, ma faccio quello che mi viene chiesto e cerco di farlo al meglio. Le prime medaglie dell’Italia ci hanno dato una grande carica, sono felicissimo sia per Giovanni, un ragazzo d’oro, sia per Dominik, che finalmente ha vinto la sua medaglia olimpica».
C’è spazio anche per l’emozione personale, legata alla famiglia e alle ambizioni della stagione:
«So che mio papà è estremamente orgoglioso di me e spero che possa vedermi con una medaglia in mano. Sarà poi importante avere il pettorale giallo dopo l’ultima gara».
Lukas Hofer incarna il significato più profondo di queste Olimpiadi “di casa”, vissute a pochi chilometri dai luoghi dove tutto è iniziato:
«Abbiamo sognato per quattro anni su questo momento e, dopo tutto quello che ho passato tra operazioni e malattie, essere qui mi rende ancora più orgoglioso. Non sono in tanti a poter dire di aver vissuto un Mondiale e un’Olimpiade così vicino a casa».
Anche per lui l’atmosfera è diversa rispetto al passato, ma non per questo meno speciale:
«Le Olimpiadi più belle che ho vissuto sono state quelle con tutte le squadre nello stesso posto, come Vancouver, ma questo è il futuro e dobbiamo guardare avanti. Sarà comunque un’Olimpiade speciale».
Le aspettative sulla staffetta si fanno sentire, ma senza paura:
«Negli ultimi giorni la tensione è salita un po’, ed è anche giusto così perché ti tiene concentrato. L’obiettivo è vivere questa esperienza al massimo e poter dire, alla fine, di aver dato tutto, con o senza medaglie».
Dorothea Wierer vive queste Olimpiadi con una serenità insolita, consapevole di essere all’ultima apparizione a cinque cerchi e felice che il cerchio si chiuda proprio ad Anterselva:
«Non è una tappa di Coppa del Mondo, ma è vero che manca un po’ quell’atmosfera olimpica fatta di altri sport e di tante nazioni insieme. Allo stesso tempo però siamo fortunati ad essere qui: Anterselva ha le migliori condizioni, le montagne, il sole, ed è casa nostra».
La concentrazione resta tutta sul lavoro quotidiano, senza lasciarsi distrarre dal pensiero del ritiro:
«Cerco di pensare solo a quello che devo fare, fisicamente, tecnicamente e mentalmente. Sono tranquilla, anche se ovviamente la pressione c’è perché vorrei fare bene e non vorrei fare brutte figure, ma sono felice di poter gareggiare qui. I Mondiali sono stati per noi una mini olimpiade, per cui arriviamo preparati a gestire questo evento, anche a livello mediatico».
Sui giorni difficili seguiti al caso Passler, Dorothea mostra il lato più umano:
«All’inizio è stato uno shock, la conosciamo e sappiamo che ragazza è. Le ho scritto perché volevo starle vicino, ora possiamo solo aspettare e mandarle un grande abbraccio».
Per Lisa Vittozzi questa è la terza Olimpiade, ma anche la più particolare. Dopo PyeongChang e Pechino, Anterselva rappresenta un ritorno alle origini e un banco di prova importante dopo una stagione di rientro:
«Sono molto emozionata di essere qui e non vedo l’ora di gareggiare. Arrivo da una stagione particolare, ma il rientro è stato molto positivo: sto bene fisicamente, il tiro è ottimo e sento di avere tutte le carte in regola per giocarmi le medaglie».
Una medaglia, però, manca ancora all’appello:
«La medaglia individuale olimpica è l’unica che mi manca e sarebbe bello averla, ma non mi accontento: se devo sognare, sogno l’oro».
La pressione e le tante attenzioni non la spaventano:
«Sono abituata a gestire la pressione da tanti anni. Cerco solo di dare il meglio di me, senza forzare le cose: quando so di aver fatto tutto quello che potevo, sono serena, poi il risultato si accetta».
A raccontare l’atmosfera nel team azzurro è il direttore tecnico della Nazionale azzurra Klaus Höellrigl, intercettato dai microfoni di FondoItalia da Giorgio Capodaglio, per fare il punto della situazione alla vigilia dei Giochi Olimpici invernali, per giunta in casa.
Per Höellrigl, vivere un’Olimpiade ad Anterselva ha un significato che va ben oltre l’aspetto sportivo:
«È un’emozione bellissima. Preparare un’edizione dei Giochi Olimpici proprio qui, che è casa nostra, è qualcosa di speciale. Ho sempre detto che questa è la pista dove andiamo più forte: abbiamo la nostra neve, il nostro poligono e persino l’alloggio dove passiamo tanto tempo durante l’anno. È una sensazione davvero unica».
La stagione azzurra, fin qui, ha regalato risultati importanti, e con essi anche aspettative elevate. Una pressione che il direttore tecnico non solo accetta, ma rivendica:
«Abbiamo fatto bene finora e questo aiuta. Preferisco arrivare a un’Olimpiade con pressione e autostima, perché significa che sono arrivati risultati importanti. La cosa fondamentale, però, è concentrarci su noi stessi: ognuno deve pensare a quello che deve fare, senza guardare cosa fanno o cosa dicono gli altri».
Un approccio chiaro, pragmatico, che punta a trasformare le aspettative in energia positiva, soprattutto in un evento dove ogni dettaglio può fare la differenza.
In chiusura, Höellrigl ha ufficializzato anche l’ordine della staffetta mista 4×6 km, che aprirà il programma olimpico del biathlon:
«Partiremo con Giacomel, poi Hofer, quindi Wierer e Vittozzi in chiusura. Abbiamo scelto Tommy al lancio perché vogliamo partire forte e perché i tempi di tiro in prima frazione sono molto importanti. Lukas in seconda ha sempre fatto grandi frazioni, storicamente. E poi ci sono Doro e Lisa, che non hanno bisogno di presentazioni»
Anterselva è pronta. L’Italia del biathlon pure. La spedizione azzurra si prepara a vivere un’Olimpiade che sa di casa, ma che chiede il massimo.
Foto: Josef Plaickner

