Giochi Olimpici, Milano Cortina 2026: le dichiarazioni degli azzurri al termine della mass start
Giornata da record per Lukas Hofer: al via della Mass Start di Anterselva, l’altoatesino ha toccato quota 28 presenze olimpiche invernali, diventando l’atleta con più partecipazioni di sempre ai Giochi nel biathlon e superando le 27 dello storico rivale Simon Eder.
Un primato che certifica longevità e continuità ad altissimo livello, ma che non è stato accompagnato dal risultato sperato. In una gara condizionata da raffiche irregolari e poligono trasformato in lotteria, Hofer ha chiuso 25° con 8 errori complessivi, pagando in particolare la gestione delle serie in piedi.
L’analisi in mixed zone è lucida e senza alibi: il carico accumulato in altura e le energie spese nella staffetta hanno inciso. Un errore a terra lo ha estromesso dal gruppo di testa, mentre nelle serie in piedi non è riuscito ad adattarsi alle condizioni come altri avversari. Nel finale, gara amministrata con pragmatismo, anche in compagnia di atleti di primo piano rimasti attardati dalle stesse difficoltà.
Il vento, previsto in attenuazione e invece rimasto protagonista, ha reso il confronto altamente aleatorio. “Fa parte del nostro sport”, il senso del suo commento: anche i migliori possono incappare nella giornata storta quando il range diventa un terno al lotto.
Il pensiero, però, è andato subito a Tommaso Giacomel. Il trentino era in testa dopo due poligoni prima di alzare bandiera bianca. Hofer lo ha visto rallentare nel terzo giro e poi uscire improvvisamente dal gruppo di testa: “Spero solo che stia bene, il resto non conta”.
Con questa Mass Start si chiude l’avventura olimpica di Hofer: un percorso fatto di soddisfazioni, qualche rimpianto — su tutti il quarto posto di Pechino — e medaglie conquistate in staffetta. Resta l’orgoglio per una carriera costruita sulla costanza: la presenza sistematica nella “gara dei trenta” è indicatore oggettivo di ranking e solidità internazionale. L’ultimo giro, salutando il pubblico della Suedtirol Arena, è stato vissuto con emozione autentica.
Nel finale spazio anche a un momento di sportività: Nicola Romanin, Fabien Claude e Campbell Wright hanno improvvisato uno sprint-esibizione negli ultimi 100 metri, regalando spettacolo al pubblico.
Per Romanin, alla prima Mass Start olimpica della carriera, l’impatto con il format “a trenta” non è stato semplice. Due errori iniziali hanno compromesso l’inerzia della gara, in un contesto tatticamente e fisiologicamente diverso rispetto alle prove abituali. Il fornese ha comunque onorato la prova fino all’ultimo metro, sfruttando l’incertezza generata dal vento, senza però trovare mai la serie perfetta. Nel finale, spazio al divertimento e all’applauso del pubblico.
Il suo percorso resta una delle storie più significative della stagione: approdato in Coppa del Mondo solo a gennaio, ha conquistato sul campo il posto olimpico. E il tema ritiro, che sembrava vicino a inizio inverno, ora è tornato in discussione: le parole di Christian De Lorenzi — riferimento tecnico ed esperienziale — lo hanno spinto a credere ancora nel potenziale delle ultime tappe.
Sul fronte Tommaso Giacomel, pochi minuti dopo il DNF segnalato dall’IBU, la Federazione Italiana Sport Invernali ha comunicato che il ritiro è stato causato da un improvviso dolore al fianco che gli impediva di respirare correttamente. L’atleta è stato assistito dal medico federale, si muove autonomamente e le sue condizioni sono in miglioramento. Seguiranno aggiornamenti nelle prossime ore.
Un epilogo amaro per chi, dopo due poligoni perfetti, stava concretamente inseguendo una medaglia individuale. Ma, ancora una volta, il biathlon ha mostrato la sua natura: equilibrio sottile tra prestazione, gestione e variabili esterne. Oggi più che mai.
Foto: Giuseppe Giugliano/CONI

