Giochi Olimpici, Milano Cortina 2026: le dichiarazioni delle azzurre al termine delle gare di Anterselva
Dorothea Wierer lo aveva promesso: non avrebbe lasciato il biathlon senza provarci fino in fondo. E così è stato. Sotto la fitta nevicata di Anterselva, sospinta da un’Arena gremita di bandiere tricolori e striscioni, la campionessa altoatesina ha chiuso la propria carriera agonistica nel modo più coerente con la sua storia: lottando.
Nella mass start femminile dei Giochi di Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, vinta dalla francese Océane Michelon, la 35enne di Anterselva ha conquistato un significativo quinto posto. Sul rettilineo finale ha salutato il pubblico prima di lasciarsi travolgere dall’emozione di un addio costruito gara dopo gara, stagione dopo stagione.
«È stato un momento bellissimo, non mi aspettavo tutto questo affetto. Vedere la mia famiglia e i miei amici lì è stato speciale. Finire quinta mi ha permesso di chiudere bene: non volevo arrivare ultima, nel biathlon non si sa mai. A un certo punto ero davanti e ho pensato di godermela, perché essere lì, dopo cinque giri e quattro poligoni, è sempre qualcosa di unico», ha raccontato in mixed zone.
Il tributo delle colleghe – che le hanno consegnato un mazzo di fiori – è stato l’ultimo gesto simbolico di una carriera straordinaria: quattro medaglie olimpiche, quattro titoli mondiali e due Coppe del Mondo generali. Numeri che raccontano solo in parte l’impatto di Wierer su un movimento cresciuto anche grazie alla sua personalità, dentro e fuori dal poligono.
«Sono felice di aver continuato fino a queste Olimpiadi. Guardando tutta la gente venuta qui, ne è valsa la pena. È stato un viaggio lungo e impegnativo, ma finire così, a casa mia, è qualcosa che non potevo immaginare più bello. L’affetto delle persone vale più di ogni medaglia. Ho sempre cercato di dare il massimo e di non mollare mai. Ora però ho finito e spero che i giovani possano dare tanto».
Un pensiero rivolto anche a Tommaso Giacomel e Rebecca Passler, chiamati a raccoglierne l’eredità: «Tommaso ha un talento e una testa incredibili, tornerà più forte. Rebecca deve continuare così: sta facendo un bel biathlon. Sono giovani, hanno anni davanti e non si deve mollare mai».
Se per Wierer si chiude un’epoca, per Lisa Vittozzi si apre una fase di riflessione. La 31enne di Sappada conclude i Giochi senza acuti nella mass start (18ª con quattro errori al tiro), ma con l’oro nell’inseguimento già al collo. «Oggi stavo bene, ma non sono stata precisa come al solito. Dopo i primi errori ero ancora in lotta, poi sull’ultimo poligono ho fatto all-in e non è andata bene», ha commentato con un sorriso.
Emozionata anche per l’addio della compagna di tante stagioni: «Quello che ha fatto Dorothea è stato d’ispirazione per chi veniva dopo. Spero che altre ragazze e altri ragazzi possano prendere il testimone». E ora lo sguardo al futuro: «Mi ero data come scadenza questa Olimpiade. Ho raggiunto il mio obiettivo con l’oro. Deciderò in primavera, ho bisogno di staccare dopo due anni complicati».
Il direttore tecnico Klaus Hoellrigl ha sottolineato la portata storica dell’addio: «Dorothea ha fatto la storia del biathlon italiano. Quando è arrivata in Coppa del Mondo faticavamo, poi ha cambiato tutto, anche con la sua rapidità al tiro. È una leggenda e gran parte dell’attenzione che abbiamo oggi è merito suo».
Sul bilancio complessivo: «Un oro e un argento sono un risultato importante, anche se le aspettative erano alte. Nel biathlon servono tante componenti allineate per salire sul podio. Il livello è altissimo, ma siamo soddisfatti».
Dello stesso avviso il presidente FISI Flavio Roda: «Dorothea ha fatto innamorare l’Italia del biathlon. Non è solo una grande atleta, ma un personaggio che ci mancherà molto. Il podio sfiorato dispiace, ma il quinto posto resta un successo».
Roda ha poi rilanciato un tema centrale per il futuro del movimento: «È quasi assurdo che il biathlon non trovi spazio sulla televisione nazionale in chiaro. Negli ultimi anni ha portato risultati e ha un vivaio ampio, non è uno sport di nicchia come qualcuno pensa».
Si chiude così il capitolo olimpico del biathlon azzurro a Milano-Cortina: un oro, un argento e l’addio alla sua atleta simbolo. Da Anterselva, tra neve e applausi, finisce un’era. E ne comincia un’altra.

