Il 2025 ha acceso la stella di Tommaso Giacomel. Il futuro del biathlon azzurro è più intrigante che mai
Si è chiusa ieri a Lenzerheide l’edizione 2025 dei Campionati mondiali di biathlon. Il main event stagionale ha lasciato moltissimi spunti di riflessione, ricordi memorabili, exploit a sorpresa, debacle al limite dell’epocale e ha segnato l’addio definitivo alla rincorsa alle medaglie per il più grande di tutti i tempi. Johannes Thingnes Bø si è dimostrato ancora una volta il più forte di tutti, un campione eterno e a tutto tondo che lascerà un cratere incolmabile in pista ma soprattutto al di fuori, in quell’ambiente che per molti versi era diventato casa sua.
Non è questo, però, il momento di concentrarsi sul saluto del Re. Sì, perché tra i numerosissimi contendenti a raccogliere lo scettro di Sua Maestà è emerso in modo rapidissimo, ma non certo inaspettato, anche un azzurro. Parliamo naturalmente di Tommaso Giacomel, il ventiquattrenne finanziere capace in poche settimane di riscrivere letteralmente la storia del biathlon italiano maschile. Il conto complessivo di questi Mondiali per noi è di una sola medaglia, un bottino che certamente non soddisfa e non può soddisfare. Se l’è messa al collo proprio Giacomel, capace di sognare il successo nella storica 20km per quattro giri e diciotto colpi, salvo poi doversi “accontentare” di aver riportato l’Italia sul podio iridato di questa specialità 32 anni dopo l’oro di Andreas Zingerle a Borovetz (Bulgaria). Ed è una storia fantastica che sia stato proprio Eric Perrot l’unico a batterlo sul campo, l’amico-rivale di Tommaso praticamente da sempre, un tiratore sopraffino che fa della costanza il suo punto di forza, capace di farsi trovare in condizione smagliante nell’appuntamento che più contava. Non ci può essere alcun rammarico in quanto Giacomel è riuscito a portare via da questi dieci giorni di Lenzerheide. Quattro flower ceremony individuali, prestazioni più che convincenti nelle staffette (con unico neo quel primo poligono della mista), una consapevolezza ormai pienamente trovata di essere pronto a lottare coi più grandi, giorno dopo giorno.
Ma chi è Tommaso Giacomel? Nasce il 5 aprile 2000 all’ospedale di Vipiteno, in Alto Adige, e cresce nel piccolo paese di Imer, nella Valle del Primiero, in Trentino. Una terra che gli permette di respirare montagna e sport sin dalla tenera età, circondato da quel magico clima alpino che gli conferisce la cultura della montagna e ne indirizza anche il percorso scolastico, portandolo a studiare alla Sportoberschule di Mals. Un ragazzo riservato che preferisce stare sulle sue, a perfetta rappresentazione, se posso permettermi (chi scrive è nato e cresciuto proprio qui, a poche decine di chilometri da Imer) di gran parte della popolazione trentina. Non è importante affatto apparire, l’importante è essere. E Tommaso è. Un ragazzo che da sempre si è distinto per avere la testa sulle spalle, per affrontare le difficoltà con enorme rispetto e determinazione, pronto a studiare a fondo le cause di ogni passo falso, al fine di trovare una soluzione e correggere il tiro (letteralmente). Amante della lettura informativa, attentissimo a prendersi cura del proprio corpo proprio come gli ha insegnato il suo punto di riferimento sportivo più grande, quel Novak Djokovic che è riuscito a fare esattamente quello che nessuno pensava si potesse fare. Affrontare a viso aperto Roger Federer e Rafael Nadal sui loro campi, al loro gioco. E batterli prima, dominarli poi. Chissà se questa analogia possa essere la chiave per guardare la prossima sfida nella carriera di Giacomel. Chissà se possa essere proprio quel ragazzino di un paesino trentino il Davide capace di abbattere quel muro franco-norvegese che nel biathlon maschile dura clamorosamente, 2007 unica eccezione a parte, fin dall’inizio del nuovo millennio. In tanti ci hanno provato, in molti ci sono andati più o meno vicino. Nessuno ci è riuscito.
Il percorso da biathleta di Giacomel inizia all’età di 13 anni, esordisce a livello internazionale a Obertilliach 2017 e si fa notare immediatamente come uno dei prospetti di maggiore qualità dell’intero movimento. La Coppa del Mondo, complici anche un paio di prestigiose medaglie iridate giovanili, non tarda ad arrivare e nel 2020, ancora diciannovenne, viene selezionato dai tecnici per gareggiare a Nové Město na Moravě (Repubblica Ceca). La cornice è surreale, l’arena di biathlon più calda del circuito è semi deserta causa scoppio della pandemia Covid-19 ma l’azzurro non sente la pressione e l’impatto con i grandi è di quelli indimenticabili. Il trentino trova infatti lo zero al tiro e un promettente 27° posto nella prova sprint, diventando il primo biathleta nato nel nuovo millennio a conquistare punti in nella massima competizione.
Il pettorale di Coppa diventa una certezza, il passo sugli sci è una garanzia e la velocità di tiro riesce spesso a permettergli di limitare i danni nelle giornate dove le percentuali non arrivano. Il percorso verso il vertice della disciplina si rivela più impervio di quanto alcuni avevano ipotizzato, specialmente dopo il roboante esordio, e il giovanissimo Tommaso deve fare i conti con la realtà di una competitività e un livello altissimo attorno a lui. Il biennio 2021-2022 passa senza acuti individuali, ma Giacomel ha la testa del campione e passo dopo passo, con perseveranza, tanto studio e una grande consapevolezza dei propri mezzi, i pezzi del puzzle cominciano a finire al loro posto.
La stagione 2022/2023 è quella della prima svolta per la sua carriera. Superato infatti un dicembre con buoni segnali, a gennaio centra tre flower ceremony consecutive tra Pokljuka (Slovenia) e Ruhpolding (Germania) che dimostrano allo staff, e soprattutto a sé stesso, che il duro lavoro di quegli anni stava cominciando a dare i propri frutti. Il mese successivo, ai Mondiali di Oberhof, a Giacomel viene affidata la responsabilità di gareggiare in entrambe le staffette miste e insieme ai compagni Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer e Didier Bionaz, risponde presente, regalando la medaglia all’Italia in entrambe le prove.
Lentamente il trentino, in concomitanza con il ritiro di Dominik Windisch e qualche acciacco fisico di troppo per Lukas Hofer, diventa il punto centrale del movimento maschile azzurro, assumendo questo nuovo ruolo con enorme serietà e dedizione alla causa. Il talento che lo ha sempre sostenuto fin dai primi anni trova finalmente sfogo in questo 2025, quando il 19 gennaio a Ruhpolding, la crisalide si trasforma in una splendente farfalla. Nella mass start di chiusura del programma infatti, il ventiquattrenne finanziere trova il primo 20/20 al tiro della carriera senior e il risultato è di conseguenza l’unico possibile. La vittoria. Una prova magistrale, condotta dall’inizio alla fine contro avversari di primissimo livello, terminata in solitaria, con le braccia al cielo, interrompendo il dominio franco-norvegese (niente di nuovo) nella disciplina. Ad Anterselva, pochi giorni dopo, il momentum resta dalla sua parte e Giacomel fa esplodere anche la Sudtirol Arena sia nella sprint che nell’inseguimento, diventando il primo uomo azzurro di sempre a salire sul podio per tre gare consecutive.
“Non è cambiato niente in me, ho sempre saputo quello che valgo. Sono gli altri, adesso, che mi guardano con occhi diversi. Ora mi temono”. Questa breve e semplice dichiarazione raccolta dai nostri microfoni al termine del weekend racchiude pienamente lo spirito e la mentalità di questo straordinario ragazzo. Giacomel non vuole certo fermarsi qui, la sua stella ha appena cominciato a brillare ed è lecito attendersi da lui un 2026 da assoluto protagonista, con l’Olimpiade in casa come obiettivo naturale che potrebbe proiettarlo in un universo ancora più lontano e cementarlo già nell’olimpo dello sport italiano a tutto tondo.
Brugnara Michele
Foto: Manzoni IBU

