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Lukas Hofer, il cerchio che si chiude ad Anterselva: dalle prime gare da bambino alle Olimpiadi di casa

Tra pochi giorni la carriera di Lukas Hofer compirà un giro completo, tornando esattamente dove tutto ebbe inizio. La linea di partenza olimpica di Anterselva, nella sua Alto Adige, è lo stesso luogo in cui, da bambino, imbracciò per la prima volta un fucile da biathlon. Un cerchio che si chiude, carico di significati. Vi riportiamo l’intervista realizzata dall’Ibu all’atleta del Cs Carabinieri.

“Sogni d’infanzia che diventano realtà”
Il percorso di Hofer è unico, scandito da traguardi che hanno sempre avuto come cornice lo stadio di casa. «Sono sogni d’infanzia che si avverano. Non credo siano in molti a poter dire di aver svolto lì il primo allenamento di tiro, la prima Südtirol Cup, la prima Coppa Italia, i Campionati Italiani, la prima vittoria in Coppa del Mondo, i Mondiali e ora anche le Olimpiadi. Ho fatto praticamente tutto ad Anterselva e ora posso vivere questa esperienza a casa, con amici e famiglia, nel luogo dove tutto è iniziato».

Guardando indietro di trent’anni, Hofer ricorda un’Anterselva completamente diversa: «Non c’era lo stadio. Al poligono c’era solo una piccola casetta con i tappetini, nessuna grande costruzione. Ho visto ogni fase della sua crescita. Oggi è uno stadio impressionante, pensato per il futuro. L’evoluzione è stata rapidissima, non me l’aspettavo».

“Non sono uno che molla”
A 36 anni, il cammino verso i quinti Giochi Olimpici è stato tutt’altro che lineare. Interventi chirurgici e infortuni hanno messo seriamente in dubbio il sogno olimpico. «Sono sinceramente sorpreso di essere arrivato fin qui. Dopo i Mondiali 2023 di Oberhof, con tutti i problemi alle tibie, ai tendini della spalla e altro ancora, ero vicino a smettere. Pensavo che il mio corpo mi stesse mandando il segnale finale».

La riflessione è durata settimane, fino alla decisione definitiva: «Chi mi conosce sa quanto ami questo sport e stare all’aria aperta. Mi chiedevo se smettere sarebbe stata davvero la scelta giusta per la mia testa. Alla fine mi sono detto: non sono una persona che si arrende. Riparto, e l’obiettivo è Antholz 2026».

“Quando fai ciò che ami, il tempo vola”
Dal debutto in IBU Cup nel marzo 2006 a oggi, Hofer ha collezionato quasi 500 partenze in Coppa del Mondo, 13 Mondiali, due ori ai Mondiali Junior e due bronzi olimpici nella staffetta mista. «Non è tanto il fatto che siano passati quasi vent’anni a colpirmi, ma quanto velocemente siano volati. Quando fai qualcosa che ami, il tempo passa senza che te ne accorga».

Indimenticabile il ricordo del bronzo olimpico di Sochi, conquistato da finisher: «Entrai nello stadio senza sapere che eravamo ancora terzi. Il fisioterapista mi disse: “Ora è un problema tuo, siamo terzi”. Ho pensato solo a fare il mio, senza esagerare. Ricordo l’ultimo colpo, davvero al limite. Gli ultimi cento metri furono incredibili: già nell’ultimo giro vedevo allenatori e tecnici sorridere. Al traguardo i miei compagni festeggiavano, è stato bellissimo».

I “locali”: Luki e Doro
Ad Anterselva, Hofer non sarà l’unico atleta di casa: con lui anche Dorothea Wierer. «È davvero bello. Abbiamo iniziato il biathlon lo stesso anno, ottenendo risultati simili da junior, entrambi campioni del mondo sprint e inseguimento. Io sono salito prima in Coppa del Mondo, lei forse si divertiva di più! Poi è esplosa in maniera impressionante. Siamo praticamente gli ultimi della nostra generazione. È una bella storia».

Divertimento e passione
Il messaggio che Hofer trasmette ai giovani e alle loro famiglie è sempre lo stesso: «Bisogna fare sport con divertimento e passione. All’inizio non serve entrare subito nel professionismo. Se non si divertono, non avranno carriere lunghe come la mia o quella di Dorothea».

Anterselva, pettorale olimpico: “Qualcosa di davvero speciale”
Finora, il momento più alto della carriera resta la vittoria nella sprint di Anterselva 2014, ex aequo con Simon Schempp. «Fu qualcosa di speciale e totalmente inaspettato. Vincere in casa mi dà ancora i brividi».

Ora, però, febbraio potrebbe regalare un’emozione ancora più grande: «Vincere una medaglia olimpica in casa». In ogni caso, entrare in quello stadio «con un pettorale olimpico sarà qualcosa di davvero speciale».

Un eventuale podio olimpico ad Anterselva sarebbe il sigillo perfetto su una carriera iniziata proprio lì, nel 2001, quando un bambino sparò cinque colpi con un fucile ad aria compressa. Da quel giorno, Lukas Hofer non ha mai smesso di sognare.

Foto: Pentaphoto

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