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Patrick Braunhofer e la forza del gruppo: “La squadra è ormai diventata una seconda famiglia”

Manca ormai meno di una settimana all’avvio della Coppa del Mondo di biathlon a Östersund e l’inverno, anche complice il significativo abbassamento delle temperature a cui abbiamo assistito, è ai nastri di partenza. Abbiamo raggiunto telefonicamente l’altoatesino Patrick Braunhofer, impegnato negli ultimi giorni di allenamento tra i monti di casa prima del volo per la Svezia previsto per mercoledì.

L’inizio dell’intervista si è concentrata come di consueto su un’analisi di questi lunghi mesi di allenamento estivi e autunnali, impreziositi dal secondo posto ottenuto nella Mass Start B nei test in Norvegia:

“La preparazione è andata proprio bene, sotto ogni punto di vista. Gli allenatori, quando serviva, hanno stilato un programma differenziato individuale in base alle esigenze di ciascuno di noi, e il fatto che ci sia stato molto dialogo è stato sicuramente positivo.

Sulla parte atletica a livello personale ho sempre sofferto il problema di partire troppo forte nelle gare e finire in calo, senza più energie. Su questo aspetto, già nelle gare di Geilo, ho visto dei buoni segnali e spero che verranno confermati anche nelle competizioni ufficiali. Mentre sul tiro ci sono ancora da affinare gli ultimi dettagli, non pensavo di andare così forte sugli sci: mi auguro di riuscire a mantenere questa forma”.

Per quanto riguarda gli obiettivi per la stagione in arrivo, si preferisce mantenere un profilo prudente: “E’ importante andare avanti nel percorso iniziato a Geilo e non ammalarmi: il freddo porta la neve, ma anche le malattie. Sinceramente non ho ancora pensato alle Olimpiadi: chiaramente so che ci sono, e in alcuni allenamenti sono state uno stimolo per tenere la motivazione alta. Tuttavia, la mia partecipazione è ancora incerta, pertanto mi concentro per adesso nel fare un dicembre convincente ed eventualmente, con il nuovo anno, si inizierà a pensare a quel traguardo”.

Quanto sono stati utili gli eccellenti risultati dell’anno scorso agli Europei (culminati con la vittoria nell’Inseguimento) per il proprio percorso di crescita?

“La prima parte dell’inverno scorso è stata davvero difficile: eravamo tutti fiduciosi dopo l’ottimo lavoro estivo trascorso senza imprevisti, ma i risultati non arrivavano e ci aspettavamo tutti qualcosa in più. Mi sentivo migliorato, ma mancavano le conferme ed ero deluso; la decisione dei tecnici di rimandarmi a casa dopo Ruhpolding per preparare al meglio l’Europeo è stata giusta, e a partire da quell’appuntamento tutto è svoltato. Vincere ha naturalmente un sapore unico, ma è stato il precedente sesto posto nell’Individuale che ha avuto ancora più peso: mi ha sbloccato mentalmente e ho iniziato a credere che potesse essere più facile praticare il biathlon”.

Come già espresso da alcuni compagni di squadra in altre interviste, anche Patrick vuole evidenziare la solidità e l’unione di intenti della squadra: “Il gruppo di lavoro è stato fantastico: viviamo a stretto contatto per molto tempo all’anno ed è come una seconda famiglia. Nei momenti di svago ci siamo divertiti insieme e negli allenamenti abbiamo dato il massimo, spronandoci a vicenda e aiutandoci nelle circostanze difficili”.

Foto: Josef Plaickner