Biathlon Azzurro

Biathlon, Pieralberto Carrara: “L’Italia sta facendo un miracolo con il materiale a disposizione, Anterselva è un riferimento a livello mondiale”

Al termine della Fiera dei Territori 2021, grazie al supporto di Giulia Belotti, collaboratrice per Eppen – Eco di Bergamo, abbiamo avuto il piacere di intervistare Pieralberto Carrara. Il bergamasco della Val Serina (Forestale) vanta quattro partecipazioni ai Giochi Olimpici: Calgary 1988, Albertville 1992, Lillehammer 1994 e Nagano 1998, dove ha conquistato la medaglia d’argento nell’individuale. Partiamo proprio da quella gara per poi toccare diversi temi di attualità sul movimento azzurro del biathlon.

Buongiorno Pieralberto, vorrei partire per la sua intervista dall’argento nell’individuale di Nagano nel 1998, quasi 24 anni fa: che ricordo le è rimasto di quella giornata dove ha chiuso in seconda posizione con lo zero, alle spalle del norvegese Hanevold?

“In tutte le edizioni dei Giochi Olimpici, che a differenza dei Mondiali si disputano ogni quattro anni, ho vissuto emozioni particolari, perchè è in quei momenti che senti di rappresentare il tuo paese e gareggiare per la patria: a maggior ragione per chi riesce a conquistare una medaglia, sono risultati che tracciano un segno indelebile nel tempo ed è un momento che rimane immortalato per sempre nella storia dello sport”. 

Ha avuto modo di seguire il biathlon nelle ultime stagioni, come pensa sia evoluto?

“Adesso che sono in pensione riesco a seguirlo bene, dal momento che ho molto più tempo libero e in particolare faccio il tifo per mia nipote Michela Carrara, che è sempre un piacere vedere in televisione e mi regala sempre un emozione particolare. Il biathlon rispetto ai tempi in cui gareggiavo è diventato molto più prestigioso, credo che abbia superato di gran lunga lo sci di fondo come appeal, anche a livello di sponsor e di premi. I format di gara sono rimasti gli stessi, sebbene con qualche novità e anche sulla velocità di esecuzione qualcosina è migliorato, ma il ritmo e la tensione della gara sono rimasti pressochè simili. Mi sento spesso con Patrick Favre, il mio storico compagno di stanza che ora allena la nazionale francese maschile e spesso vado a trovarlo, così come con il tedesco Sven Fischer che è venuto a percorrere con me il sentiero delle Orobie, essendo appassionato della montagna. Mi ha fatto molto piacere il fatto che sia venuto a trovarmi con la famiglia ed è rimasto molto sorpreso dal fatto che dove mi allenavo non era presente un impianto dedicato al biathlon. Questo rende l’idea di come siano cambiati i tempi”.

A livello di impianti però si sta lavorando a Gromo (Bg) per poter realizzare un poligono e una pista di skiroll per poter dare lustro a una provincia e una valle storicamente legata al biathlon

“Sarebbe bello poter ripartire, anche se non sarà facile gestire tutto il discorso legato alle armi e alla burocrazia, perchè vanno rispettate determinate normative a livello di sicurezza per quanto riguarda il poligono. Ricordo che quando mi allenavo a casa potevo solo applicarmi nel puntamento e con il laser, sarebbe stato utile poter lavorare almeno con qualche sagoma e con l’arma da fuoco. La speranza è che possa essere una bella base per i ragazzi poter partire con l’aria compressa e poi con il calibro 22”.

Recentemente ha partecipato alla Fiera dei Territori – Agritravel & Slow Travel Expo organizzata a Bergamo. Era allestito anche un poligono per simulare il biathlon, dove era presente anche Karin Oberhofer (Esercito). Sente il fatto che la popolarità del biathlon sia cresciuta, anche in Regione Lombardia?

“Certamente, di sicuro si è ben sviluppata nell’area della Valtellina con Isolaccia e Livigno, però come dicevo per i ragazzi che vivono nelle valli bergamasche sarebbe quantomeno importante potersi allenare con l’aria compressa per poter prendere confidenza con la disciplina e in parallelo allenarsi sul fondo. All’estero, in particolare in Germania e Russia, già 30 anni fa erano molto più attrezzati a livello di impianti di allenamento per materiali e attrezzature di tiro, è qualcosa su cui riflettere per poter crescere anche in ottica Milano-Cortina 2026”.

Milano-Cortina che ospiterà le gare di biathlon nell’impianto di Anterselva, già in vetrina nel corso dei Mondiali 2020, dove non è mancato lo spettacolo…

“Anterselva è uno degli impianti di riferimento a livello mondiale, dotata recentemente anche della pista di skiroll e di attrezzature all’avanguardia. Ho vivo ancora il ricordo di Battista Mismetti di Santa Brigida (Val Brembana), già azzurro nel fondo ai Giochi di Cortina 1956, padre del biathlon italiano e storico direttore agonistico della Nazionale. Lui è stato in grado di far nascere il biathlon in Italia quando non ero ancora nato. Ai tempi era davvero ampio il bacino di bergamaschi nella nazionale azzurra che aveva il proprio riferimento a San Pellegrino Terme. Per esigenze legate alla neve è poi nato il famoso accordo con Paul Zingerle e che ha portato Anterselva a diventare un riferimento non solo per il biathlon ma soprattutto per il turismo locale”. 

Quale tra i quattro azzurri di punta del movimento odierno azzurro l’ha stupita di più o dal quale è rimasto impressionato dalla crescita?

“Direi da tutti e quattro: Windisch è sicuramente particolare, dal momento che riesce sempre a cogliere dei risultati di livello con condizioni impossibili ed è soggetto a numerosi alti e bassi durante la stagione. Di Hofer e Wierer mi impressiona il fatto che riescano a tenere un altissimo livello nonostante i problemi fisici cui sono incorsi: sono da molti anni in Coppa del Mondo e ora hanno anche la pressione di dover fare sempre il risultato. Chiaramente sono supportati anche da tecnici e specialisti ma alla fine sono le gambe che gli permettono di fare la differenza e di cogliere risultati importanti, speriamo possano confermarsi anche quest’anno”.

Visto che l’ha citata, non posso non chiederle un parere su sua nipote Michela Carrara, che la scorsa stagione ha ottenuto i migliori risultati in Coppa del Mondo ai Mondiali di Pokljuka, dopo una stagione difficile iniziata con l’infortunio occorso alla clavicola in allenamento

“Tra l’incidente e il Covid per lei è stato difficile trovare la condizione giusta e poter lavorare con costanza durante la preparazione: da Anterselva in poi ha cambiato marcia e dopo Wierer e Vittozzi è diventata la terza azzurra. Ovviamente non lo dico perchè sono di parte, però è stata brava a gestire la pressione di dover entrare in Coppa del Mondo ed ha già maturato diverse esperienze di gara importanti. Dopo i Mondiali giovanili di Brezno Osbrlie 2017 dove è stata protagonista, non era più riuscita ad esprimersi al meglio, ma ora ha sicuramente più fiducia in se stessa dopo l’ingresso nella nazionale maggiore. Sarà importante il lavoro svolto fatto durante quest’estate per potersi esprimere al meglio durante l’inverno”.

Può crescere ancora il livello della nazionale italiana?

“Il problema riguarderà il ricambio generazionale, perchè rispetto ad altre nazioni il bacino di atleti rimane sempre molto ristretto. Oggi ci saranno circa 200 atleti, non regge il confronto con nazioni come Norvegia, Russia o la Germania, ma penso anche a Repubblica Ceca e Bielorussia negli ultimi anni. L’Italia sta facendo un miracolo con il materiale a disposizione, ci siamo sempre difesi”.